Chi si ferma è perduto
di Chiara La Piana
Uno studio recentemente condotto in Svizzera ha stabilito che l’attività fisica è un “toccasana” per gli infartuati.
I ricercatori appartenenti a prestigiosi istituti, quali il Centro di Riabilitazione Cardiaca, la Clinica Valmont-Genolier e l’Università di Lausanne, hanno infatti scoperto che praticare sport migliora le condizioni di salute dei sofferenti di cuore. In particolare, l’esercizio fisico è in grado di aumentare la dilatazione dei vasi sanguigni e favorire la circolazione del sangue.
Tuttavia, com’è stato dimostrato, ogni beneficio goduto nel periodo di svolgimento di uno sport è perduto se s’interrompe la pratica della disciplina anche solo per un mese.
La ricerca condotta su 209 pazienti colpiti da infarto dimostra che i cardiopatici traggono giovamento non solo dalla pratica del nuoto o della corsa – principali discipline consigliate in questo caso – ma anche dall’allenamento isotonico e con pesi liberi.
I partecipanti allo studio sono stati suddivisi, a caso, in quattro gruppi e affidati a quattro differenti corsi: l’aerobica, l’allenamento anaerobico e con pesi liberi, la combinazione di aerobica e anaerobica e un gruppo di controllo che non ha svolto nessun tipo di allenamento.
L’allenamento aerobico consisteva in tre giorni d’allenamento la settimana per un mese e prevedeva giornalmente dieci minuti di riscaldamento, quaranta di cycling (di cui trenta al 75 per cento delle possibilità e dieci al minimo); l’anaerobico consisteva nello svolgere dieci esercizi (di quarantacinque secondi l’uno con intervalli regolari di quindici/trenta secondi) a lezione con l’uso dei pesi.
Lungo tutto il periodo di studio i partecipanti sono stati continuamente monitorati e, in particolare, si è controllato il funzionamento dei vasi sanguigni: quanto più avviene la dilatazione dei vasi, tanto più aumenta la frequenza circolatoria del sangue.
Dal monitoraggio si è evinto che mentre all’inizio dell’esperimento la dilatazione sanguinea dei partecipanti era stata misurata al quattro per cento, dopo quattro settimane si assisteva a un aumento fino al dieci per cento nei tre gruppi che svolgevano attività fisica e un passaggio al 5% nel gruppo statico di controllo.
Tuttavia, lo studio condotto ha anche dimostrato che dopo appena un mese dall’interruzione dell’attività le percentuali ritornavano allo stadio cui erano state registrate prima dell’inizio dell’esperimento, a dimostrazione dell’importanza di uno svolgimento costante dell’allenamento.


