Attività fisica, secondo la scienza la resistenza umana ha un limite

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A cura della Redazione
Giovedì, Giugno 27, 2019
Secondo uno studio pubblicato su Science Advance, la resistenza umana ha un preciso limite metabolico vincolato alla capacità dell'intestino di assimilare le sostanze nutrienti.

Vedere atleti che sfidano ogni limite e riscrivono qualsiasi record, cimentandosi in gare destinate a passare alla storia e in prodezze capaci di incantare il mondo intero, è la norma oggi, nella società ipercomunicativa 4.0 dove tutto sembra essere esasperato, elevato e poi diffuso ai massimi livelli. Pensiamo alla maratona di New York, all'avvincente Iron Man, allo stesso Giro d'Italia: gare che sembrano impossibili, a partire dall'allenamento per prepararle fino alla prova stessa, dove a competere sono persone che, nella propria specialità, rappresentano il picco della forma fisica umana. Viene però da chiedersi: c'è un limite alla resistenza umana? Questo è il quesito da cui è partito un team di ricercatori della Duke University, autore di uno studio sui livelli di consumo dell’energia nel corso di alcune delle più ardue prove sportive a livello internazionale, per individuare e misurare il limite della resistenza umana. Un limite, spiegano i ricercatori, che esiste eccome, e non è legato al tipo di attività fisica: è un limite metabolico.

Quando si tratta di attività fisiche che durano giorni, settimane o anche mesi, i ricercatori hanno scoperto che gli esseri umani possono bruciare una quantità di calorie superiore di 2,5 volte il loro tasso metabolico basale, cioè il consumo energetico di un soggetto a riposo. E questo limite è invalicabile: "In pratica – spiega Herman Pontzer, coautore dello studio, pubblicato sulla rivista Science Advances, e professore associato di antropologia evolutiva alla Duke University – definisce l’ambito di ciò che è possibile per gli esseri umani”.

Oltre questa soglia, secondo i ricercatori il corpo inizia a cedere e a ‘consumare’ i propri stessi tessuti per compensare il deficit calorico. Una spiegazione per questo limite, spiegano i team leader Pontzer e John Speakman della Scotland’s University of Aberdeen and Chinese Academy of Sciences, potrebbe essere determinato dall’intestino e dalla sua capacità di assimilare il cibo: “C’è un limite a quante calorie il nostro intestino può assorbire a giornalmente”.

Lo studio, quindi, ha misurato le calorie bruciate quotidianamente da alcuni atleti che nel 2015 hanno partecipato alla Race Across The Usa, una maratona di circa 5 mila chilometri (suddivisi in 6 maratone a settimana per 5 mesi). E i dati hanno dimostrato una sorta di ‘pattern’ a forma di ‘L’: dalle analisi dei campioni di urina prelevati nel corso della prima all’ultima tappa della competizione sportiva, i ricercatori hanno notato che, partito a un livello elevato, man mano che gareggiavano il dispendio energetico degli atleti è crollato rispetto all’inizio della gara e si è stabilito a un valore di 2,5 volte il loro metabolismo basale, rimanendo costante per il resto della Race Across the Usa. Prendendo a esempio altri tipi di sport di resistenza, i ricercatori hanno notato che il limite degli atleti registrava sempre lo stesso valore, indipendentemente dal fatto che gli atleti trasportassero slitte da 500 chili attraverso l'Antartide per giorni a temperature sotto lo zero o pedalassero il Tour de France in estate. Questa scoperta ha dunque messo in discussione l'idea, avanzata da ricercatori precedenti, secondo cui la resistenza umana è legata alla capacità di regolare la temperatura corporea.

Invece, evidenziano i ricercatori, è emerso dallo studio che uno dei fattori limitanti per la nostra resistenza risiede anche nel processo digestivo, ovvero nella capacità del nostro corpo di elaborare il cibo e assorbire calorie e nutrienti. Come concludono i ricercatori, nessuno finora ha mai superato questo limite. “Penso - ha concluso Pontzer - che questa sia ora una nuova sfida per tutti gli atleti di resistenza”.

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