Fitness Tracker, giocare a squadre in famiglia ci fa sudare di più

Fitness tracker
Autore: 
Redazione
Giovedì, Ottobre 5, 2017
Diversi studi condotti a livello internazionale, tra cui quello firmato dai ricercatori della Penn State, dimostrano che i fitness tracker non bastano, da soli, a incentivare una maggiore attività fisica. Tuttavia, utilizzarli per competizioni in famiglia aiuta a migliorare il proprio impegno, e a raggiungere i propri obiettivi.

Trasformare l’attività fisica in una competizione aperta a tutta la famiglia per incentivare il movimento tra le mura domestiche. E’ questa la soluzione proposta da un gruppo di ricercatori dell’Università della Pennsylvania, che negli scorsi mesi, per calcolare l’impatto dei tracker sulla percentuale di tempo dedicato allo sport, ha offerto a un gruppo di 200 adulti altrettanti dispositivi, chiedendo loro di impostare quotidianamente obiettivi in termini di passi mossi al fine di incrementare i livelli di attività fisica. Il risultato dell’esperimento, spiegano i ricercatori, si è dimostrato vincolato alla condivisione – o meno – dell’incarico sportivo. Affidando, infatti, ad almeno un altro membro famigliare del soggetto partecipante allo studio un dispositivo, si sono ottenuti risultati migliori.

Non solo: la metà delle famiglie coinvolte si è dimostrata propensa a trasformare il test in un’attività di gruppo, con un membro estratto a sorte quotidianamente per avere i propri esercizi fisici misurati dal dispositivo, scelta che ha incoraggiato un maggiore impegno nella ‘gara’ ai passi mossi, e perciò un maggiore beneficio per tutti i partecipanti.

Nell’arco delle 12 settimane oggetto di studio, inoltre, coloro che hanno fatto del test un gioco a punteggi, hanno raggiunto l’obiettivo quotidiano di passi da muovere molto più spesso dei partecipanti all’esperimento che hanno svolto attività fisica individualmente. Infine, i ‘giocatori’ hanno incrementato il proprio bilancio quotidiano di circa 1.700 passi extra al giorno, circa 1,3 chilometri, più del doppio del traguardo raggiunto da coloro che non hanno preso parte ad alcuna competizione.

“La collaborazione, la condivisione dei risultati e il supporto degli altrio partecipanti, in questo caso il nucleo familiare – spiega in un'intervista a Reuters Mitesh Patel, ricercatore della Penn State e direttore dell’Unità Comportamentale dell’ateneo di Filadelfia, soprannominata Nudge Unit -  i dati dimostrano che i tracker da soli non bastano a incoraggiare un cambio di comportamento e abitudini in una direzione più ‘attiva’, tuttavia introducendo un sistema a punteggi e premi, condiviso con altri partecipanti, si è riscontrato un maggiore impegno nel raggiungimento degli obiettivi”.

 

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