Il disegno di legge ANIF per la riforma del mondo sportivo

Il disegno di legge ANIF per la riforma del mondo sportivo big
Intervista a Giampaolo Duregon, Presidente A.N.I.F. - Associazione Nazionale Impianti Fitness & Sport, che illustra i tratti salienti del suo progetto di legge, incentrato sull'istituzione di un nuovo tipo di società sportiva srl, da proporre al Governo Renzi che, come noto, promette grandi riforme

ANIF-Eurowellness, da anni si adopera per promuovere lo sviluppo del settore, difendendone le istanze e dialogando formalmente con i massimi vertici delle Istituzioni (Agenzia della Entrate, Ministeri del Lavoro, delle Finanze e della Salute, ENPALS, INPS, SIAE e Confindustria). Tuttavia, le difficoltà per gli operatori, al di là della crisi, continuano a esserci, anche a causa di un quadro normativo incerto e spesso contraddittorio.

Il premier Matteo Renzi, intanto, promette grandi riforme e sul suo treno del cambiamento, augurandoci che parta davvero, ci sarebbe posto anche per il mondo dello sport. Una grande occasione per ottenere quella chiarezza e quella certezza normativa di vitale importanza per la stabilità e la crescita dell’intero comparto. A.N.I.F.-Eurowellness, per non lasciarsi sfuggire una simile occasione, si accinge a presentare il progetto del suo Presidente Giampaolo Duregon (nella foto), incentrato sull’istituzione di un nuovo tipo di società sportiva srl che, per l’alto valore sociale, didattico, salutistico, sportivo dilettantistico e agonistico delle attività svolte, beneficerebbe di alcune agevolazioni tributarie, di entità inferiore a quelle di cui godono le attuali Associazioni Sportive e Società Sportive Dilettantistiche (sinteticamente AS/SSD), ma senza il vincolo della indivisibilità degli utili. Per saperne di più, abbiamo incontrato il Presidente Duregon e gli abbiamo fatto qualche domanda.

Che cosa vi ha spinto a redigere un vero e proprio disegno di legge?

«Come noto, la gestione delle associazioni e società sportive dilettantistiche è, da un decennio, difficile e controversa. La Legge 289 del 2002, nota come Legge Pescante, ha esteso le agevolazioni fiscali e lavoristiche concesse alle associazioni sportive anche alle società di capitali senza scopo di lucro che si costituivano ai sensi di uno statuto speciale, all’interno di un sistema di vincoli molto stringenti che, in particolare, prevedeva il reinvestimento degli utili nell’attività istituzionale e l’obbligo di devoluzione ai fini sportivi del patrimonio investito in caso di scioglimento della società. La Legge Pescante, entrata in vigore nel 2003, avrebbe dovuto favorire lo sviluppo non solo dell’attività sportiva di base, di quella agonistica e olimpica, ma anche di quella amatoriale, paraolimpica e soprattutto quella finalizzata al benessere psico-fisico del cittadino, ossia il fitness. Attività questa che viene praticata da giovani, adulti ed anziani sia per la preparazione degli agonisti e non agonisti che per scopi salutistici. Ma le tante operazioni di controllo da parte delle istituzioni invece di rispettare e difendere la volontà del Legislatore si sono dimostrate vessatorie, hanno attaccato le Srl Sportive nella spesso ingiustificata e pretestuosa ricerca di attività non sportive, ossia lucrative, con conseguenze facilmente immaginabili sul piano delle sanzioni.
Negli ultimi 10 anni – prosegue Duregon – le SSD hanno combattuto per la sopravvivenza. Chi in questo periodo ha creato una società di questo tipo ai sensi della Legge Pescante è stato spesso trattato come un evasore che, per non pagare le tasse, si sarebbe rifugiato in questo “status” giuridico. In questo ginepraio di regole, è evidente che si muovono con difficoltà anche gli organi di controllo e a pagarne le conseguenze è, sempre e comunque, il contribuente. Occorre, pertanto, cogliere l’occasione per stabilire un corretto rapporto di fiducia tra l’imprenditore e le Istituzioni all’interno di un quadro normativo fatto di certezze e non di norme da interpretare di volta in volta».

Quale portata avrebbe questa nuova legge quadro?

«La Legge dovrà finalmente liberarsi del confine incerto tra profit e no profit, lungo il quale si era mossa fin qui, lasciando spazio alle più stravaganti operazioni di verifica aventi il solo obiettivo di fare comunque “cassa” spremendo chi è visibile e soprattutto solvibile».

Quali sono i punti cruciali di questo disegno di legge?

«L’IVA relativa ai proventi derivanti delle attività istituzionali passerebbe dallo zero al 4%, la contribuzione previdenziale sulle collaborazioni passerebbe da zero al 10% per importi superiori ai 7.500/10.000 euro e la tassazione passerebbe da zero al 50% dell’imponibile. L'IMU rimarrebbe esente per i locali nei quali si svolge attività istituzionale, anche per le nuove società sportive. 
Il riconoscimento CONI, e l'inserimento nell’apposito “Registro”, sarebbe la certificazione di appartenenza. La nuova legge dovrà rimuovere anche tutti i punti controversi della normativa vigente, che non sono pochi.

Un progetto di così vasta portata richiederà quindi di fissare i punti cardine e una “stella polare” che funga da riferimento per non smarrirsi nel confronto con le Istituzioni. Può sembrare banale – puntualizza Duregon –, ma il primo punto da risolvere una volta per tutte è quello relativo alla definizione del concetto di “sport” e la relativa istituzionalizzazione dell’organismo preposto a certificare l’effettiva attività sportiva svolta dalle Società e dalle Associazioni Dilettantistiche. E su questo punto non bisognerebbe tornare indietro. La Legge n. 186/ 2004 ha fissato infatti uno dei pochi punti chiari e importanti dell’intero quadro normativo vigente, attribuendo esclusivamente al CONI la responsabilità di certificare l’attività svolta. Mettendo in discussione questo principio, si scatenerebbe un inevitabile conflitto di competenze fra Stato, Regioni e CONI, dagli esiti facilmente immaginabili. Ogni Istituzione vanterebbe titolo a intervenire con buona pace dei TAR.

La materia è varia e complessa, tanti sono gli aspetti da considerare sul piano del diritto sportivo, civilistico, previdenziale, fiscale e così via. La quadratura del cerchio non è quindi facile. Occorre riformare un impianto legislativo cominciando dalle fondamenta, facendo finalmente ordine nel caos imperante. Ma nel tentativo di dar vita a questa necessaria e urgente riforma – conclude il Presidente ANIF – occorre anche evitare di gettare via quanto di buono è stato fin qui realizzato che non è poco». 

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