La piscina è una risorsa

Bambino in piscina
Autore: 
Annalisa Dall’Oca
Venerdì, Luglio 6, 2018
In risposta al sindaco di Asolo, che la scorsa estate introdusse il divieto di realizzare piscine, definendole “uno spreco d’acqua”, spieghiamo perché in realtà si tratta di impianti che preservano questa preziosa risorsa.

All’inizio della scorsa estate, Mauro Migliorini, sindaco del piccolo comune di Asolo - poco più di 9.000 abitanti, sulle colline bellunesi - ha conquistato titoli e pagine sui principali quotidiani nazionali per via di un divieto che ci ha fatto fare un balzo sulla sedia. «Le piscine - dichiarò in un’intervista rilasciata al Corriere.it - sono uno spreco d’acqua e peggiorano il paesaggio. Peraltro - aggiunse - non è una nostra fissazione: anche la Regione Veneto ha raccomandato misure per il risparmio idrico. Quest’autunno, quindi, ad Asolo entrerà in vigore il divieto di costruire nuove piscine per tutti i residenti: lo scavo di altre piscine private, in aggiunta alle 30 nate negli ultimi cinque anni, ci sembra insostenibile».

A onor del vero, la Regione Veneto non è l’unica ad aver raccomandato di non sprecare acqua in un periodo – l’estate – in cui la siccità è una realtà per diverse regioni italiane. Ad esempio, l’amministrazione di Scandicci, in Toscana, ha vietato agli utenti domestici, per tutta l’estate e fino al 30 settembre, di usare acqua potabile dell’acquedotto per innaffiare giardini e orti, per lavare cortili, piazzali e veicoli a motore e per riempire le piscine. Non molto distante, a Pianoro, Comune alle porte di Bologna, un’ordinanza del 26 giugno 2017 ha imposto l’obbligo di “un previo accordo con il personale del gestore della rete di acquedotto” prima di riempire le piscine, sia pubbliche sia private, o anche solo per rinnovarne parzialmente l’acqua. Stesso discorso, e stesso divieto, in numerose altre città dislocate lungo lo Stivale, da Rosignano (Toscana) a Calizzano (Liguria), da Perugia ad Avellino, fino a Benevento e a Paulilatino, in Sardegna. La siccità, del resto, nel 2017 ha colpito duramente, e diverse province e regioni d’Italia si sono trovate a chiedere il riconoscimento dello stato di calamità. Tuttavia, non sono le piscine, in primo luogo, a sprecare acqua e vietarne la costruzione non può costituire una soluzione al problema. Anzi, causerebbe un gravissimo danno a un mercato, quello italiano, tra i primi 5 al mondo per importanza, a un settore che conta migliaia di aziende specializzate, alcune di esse in attività da generazioni, e altrettanti operatori professionisti che trattano l’acqua con i guanti bianchi. Raccomandare ai cittadini di utilizzare le risorse idriche in modo consapevole, specie in periodi di aridità, è sicuramente opportuno, ma per intervenire in modo efficace sulla questione risparmio idrico bisognerebbe agire a monte. Trattando, cioè, l’acqua per ciò che è: uno dei principali costituenti degli ecosistemi terrestri, nonché la base di tutte le forme di vita conosciute, compreso l’uomo. Editrice Il Campo, con le riviste Piscine Oggi e Il Nuovo Club, ha così deciso di accogliere le parole del sindaco di Asolo come una sfida, rispondendo alle obiezioni mosse contro il mondo delle piscine per spiegare perché le piscine non sono “uno spreco d'acqua” e non “peggiorano il paesaggio”, ma al contrario, con i dovuti accorgimenti, una preziosa risorsa.

 

Lo spreco d'acqua in Italia 

Prima ancora di parlare di rubinetti da chiudere, piscine da mantenere vuote, raccolti a rischio e fontane ornamentali, c’è una questione che forse non tutti conoscono, ma che incide pesantemente sulla situazione delle risorse idriche nazionali: la rete degli acquedotti italiani è in condizioni pessime. Secondo le stime effettuate dall’Istat, perdiamo circa il 40% della nostra acqua potabile, e le fuoriuscite maggiori si verificano al Sud, dove peraltro la siccità colpisce con più forza. Scorrendo i dati forniti dall’Istituto nazionale di statistica, Potenza, ad esempio, spreca il 68,8% dell’acqua, Cagliari il 59,3%, Bari il 52,3%, Campobasso il 67,9%, mentre Palermo il 54,6%. Per sanare la situazione, Utilitalia, la Federazione che riunisce le aziende operanti nei servizi pubblici dell’Acqua, dell’Ambiente, dell’Energia Elettrica e del Gas, calcola che servirebbero investimenti pari a 5 miliardi di euro l’anno. Nel frattempo, però, il costo dell’acqua continua a salire, anno dopo anno. A giugno 2017, ad esempio, Giuseppe Caresana, presidente del Consorzio di irrigazione e bonifica Est Sesia, ha annunciato significativi rincari per quanto riguarda l’irrigazione dei campi: «Abbiamo contenuto i prezzi per gli ultimi 20 anni, e questo ha rappresentato un risparmio del 47% per gli agricoltori. Ora non sarà più possibile, e nei prossimi tre anni dovremo aumentare il prezzo dell’acqua del 5% l’anno». A guardare le previsioni viene da pensare che la definizione di “oro blu” attribuita all’acqua per il suo valore fondamentale per la sopravvivenza umana sia destinata ad assumere un nuovo e oneroso significato. E va sottolineato che, dati alla mano, non sono le piscine la causa principale del consumo – e dello spreco - della nostra acqua. Agricoltura e industria consumano rispettivamente il 70% e il 22% del prelievo totale d’acqua dolce, mentre l’8% è destinato all’uso domestico e solo una minima parte alle piscine.

 

Ecosistema

 

Il recupero d'acqua inizia in piscina

Il riempimento o il rabbocco di una piscina, invece, consuma appena lo 0,5% dell’acqua di un’abitazione. Dati alla mano, alimentare una piscina richiede una quantità d’acqua inferiore rispetto a molte altre attività domestiche. E non bisogna dimenticare che le piscine sono, per definizione, impianti progettati per preservare l’acqua. Ma se questo non fosse sufficiente a confutare l’argomentazione del sindaco di Asolo, secondo il quale le piscine sono “uno spreco” di risorse idriche, allora è il caso di parlare di tecnologie. Sì, perché in realtà, con i dovuti accorgimenti, le piscine l’acqua non solo non la sprecano, ma addirittura la recuperano, a partire da quella piovana. Pratica ben poco diffusa in Italia, il recupero dell’acqua piovana è più semplice di quanto si potrebbe pensare, e sebbene installare un sistema adatto a questa procedura richieda un investimento iniziale, il denaro speso viene ammortizzato in poco tempo poiché l’utilizzo di acqua piovana purificata elimina la necessità di attingere dall’acquedotto, con conseguenti tagli alla bolletta.

 

Bambino con ombrello

 

All’estero, invece, impiegare acqua piovana recuperata per annaffiare i campi o alimentare i bagni è una pratica che ha già fatto breccia nella società civile, e sebbene dotare le piscine di impianti simili non sia ancora diventata la norma, questa soluzione ecosostenibile di riutilizzo di acqua che altrimenti sarebbe di scarto viene contemplata. Pioniera è l’Australia, Paese colpito da gravi siccità nel quale sono state messe in campo soluzioni environment- friendly. Da anni è stata ufficialmente avviata una campagna di sensibilizzazione per incoraggiare la popolazione a installare in giardino taniche interrate per la raccolta dell’acqua piovana. Acqua che viene, tra le altre cose, utilizzata anche per riempire le piscine. Il sistema è poi stato perfezionato negli anni e oggi le water neutral pools, ovvero le piscine riempite con acqua di recupero, sono più di una soluzione green: rappresentano, infatti, una moltitudine di buone pratiche che, nel complesso, comportano significativi benefici in termini di risparmio idrico e, di conseguenza, economici.

 

Ti è piaciuto questo articolo? È solo un estratto dell'articolo pubblicato nel numero 163 della rivista Il Nuovo Club.

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