Riaprire in sicurezza: l'appello di ANIF diffuso dalla stampa

Centro fitness
Autore: 
Redazione
Venerdì, Aprile 24, 2020
L'Associazione che rappresenta il settore fitness e sport ha pubblicato su La Repubblica (in edicola domani, sabato 25 aprile) il suo nuovo appello per la riapertura dei fitness club e centri sportivi. Il documento contiene tutte le azioni suggerite e le richieste per la ripresa del settore.

A ormai due mesi dalla chiusura, i 100.000 centri sportivi presenti in Italia stanno attraversando una crisi che non ha precedenti e purtroppo non è ancora dato sapere quando la situazione potrà cambiare in senso positivo.

«Dalle più recenti proiezioni delle prossime fasi operative – ha detto Giampaolo Duregon, presidente di ANIF - Eurowellness - i centri sportivi verosimilmente potranno incominciare a riaprire tra qualche settimana, registrando quindi uno stop totale di circa tre mesi e questo il non è sostenibile per il settore!».

Ritenendo che il primo passo da compiere per la riapertura sia la definizione di un protocollo sanitario, ANIF ha pensato di stilarlo sulla base di quello governativo del 14 marzo scorso. E per dare risonanza alle richieste e proposte avanzate in rappresentanza del settore ha pubblicato su La Repubbica – la cui versione cartacea sarà in edicola domani, sabato 25 aprile il suo nuovo appello, contenente tutte le azioni suggerite e le richieste per la ripresa del settore.

Di seguito il testo integrale dell'appello lanciato da ANIF.

 

I centri sportivi italiani si stanno preparando per la riapertura

 

Dallo scorso 23 febbraio, ANIF (Associazione Italiana Impianti per lo Sport, Fitness, Palestre, Piscine, Campi Sportivi) ha dato il massimo supporto all’intero settore, consapevole che i centri sportivi non possono resistere senza le entrate delle quote di frequenza per più di 15 giorni. Le spese continuano comunque a esserci, anche se ridotte, ma più passa il tempo, più sarà difficile la ripresa.
Dalle più recenti proiezioni delle prossime fasi operative, i centri sportivi verosimilmente potranno iniziare a riaprire tra qualche settimana (registrando quindi uno stop totale di circa tre mesi) e questo non è sostenibile dal settore! Nonostante l’Associazione abbia presentato tutta una serie di emendamenti nel decreto di marzo che hanno dato un primo importante sostegno:

1. Cassa integrazione per il personale dipendente (settore amministrativo, manutentivo e addetti alle pulizie), procedure semplificate per l’accesso alla cassa integrazione (articolo 19 e articolo 22);
2. Emanazione di provvedimenti urgenti per il Settore in tema di ammortizzatori sociali, ossia cassa integrazione in deroga, sussidi per i collaboratori ex art. 67 TUIR (ambito attività istituzionale), una tantum per personale iscritto al fondo Enpals non in forza alla data del decreto (articolo 38), previsione di un fondo per erogare indennità ai collaboratori sportivi ex art 67 lett. del TUIR (articolo 96);
3. Accesso al credito, sospensione ratei mutui. Sospensione mutui (Circolare ABI), accesso al Fondo di garanzia per le PMI (articolo 49), misure a sostegno delle aziende (articolo 56);
4. Prorogare oltre i mesi di chiusura il pagamento di acqua, energia elettrica e gas con rateizzazione nei 48 mesi successivi, sospensione dei canoni di locazione e concessione per il settore sportivo fino al 31 maggio 2020 (articolo 95);
5. Sospensione oltre i mesi di chiusura delle imposte ritenute alla fonte, operate in qualità di sostituti d'imposta, nei confronti dei lavoratori dipendenti, nonché dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l'assicurazione obbligatoria, relativi ai contratti a tempo indeterminato (manutenzione, pulizie ecc.) per le ASD (Associazioni Sportive Dilettantistiche) e SSD (Società Sportive Dilettantistiche) oppure Sospensione e rateizzazione dei versamenti per 48 mesi. Sospensione dei contributi previdenziali e assistenziali fino al 31 maggio 2020, con pagamento successivo in unica soluzione o fino a un massimo di 5 rate (articolo 61) e sospensione dei versamenti fiscali (articolo 62), sospensione dei versamenti alle agenzie di riscossione (articolo 68);
6. Sospensione oltre i mesi di chiusure delle imposte (quali a titolo di esempio IRES, IRAP, IVA etc.) quando dovute; solo sospensioni degli adempimenti fiscali (articolo 62);
7. Accesso al credito sportivo per finanziamento a 6 anni di superamento crisi e ripartenza.
8. Previsione di aiuti finanziari per il pagamento degli stipendi e compensi, per il periodo di chiusura. Congedi straordinari per dipendenti (Articolo 23) incremento permessi retribuiti (articolo 24), indennità una tantum per i COCOCO e liberi professionisti (articolo 27), Istituzione Fondo Speciale per il Covid19 (articolo 44), misure a sostegno delle imprese (articolo 56), supporto alla liquidità delle imprese (articolo 57), premio per lavoratori che svolgono attività lavorativa nel mese di crisi (articolo 63).

Altri 4 sono stati presentati lo scorso 19 marzo:
1. Possibilità di recuperare con il credito d’imposta il 60% dei canoni di affitto anche per gli impianti sportivi (Art. 65 Decreto);
2. Possibilità di spostare la fruibilità dei giorni non goduti a dodici mesi dopo la riapertura (Art. 88 Decreto);
3. Possibilità di qualificare i contratti di collaborazione coordinata e continuativa con atleti, allenatori, istruttori tecnici sportivi e amministrativo-gestionali (Art. 96 Decreto);
4. Possibilità di innalzare il fondo per i collaboratori coordinati e continuativi da 50 milioni a 300 milioni, perché insufficienti per dare 600€ a 500 mila collaboratori (Art. 96 Decreto); 

 

Inoltre, sono stati presentati altri emendamenti che prolungano i sussidi già concessi nel Decreto di marzo (cassa integrazione, spostamento termini per il versamento di tasse, contributi ecc.).
A distanza di un altro mese, ci rendiamo conto che anche questi emendamenti non sono più sufficienti.
Le piscine sono senza dubbio il settore più in sofferenza, hanno costi fissi molto elevati e probabilmente avranno delle restrizioni più forti nell’immediata riapertura.
«Mi sento di ringraziare a nome di tutto il settore sia il Ministro delle Finanze, Roberto Gualtieri, che il Ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, per aver ascoltato le nostre richieste» afferma Giampaolo Duregon, Presidente ANIF e aggiunge «Grande attenzione è stata dimostrata anche dal Ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora, sensibile verso un un settore che oggi conta 100.000 centri sportivi, che dà lavoro a 1.000.000 di operatori e che fa fare sport ed esercizio fisico a 20.000.000 di Italiani».
Parliamo dei bambini e ragazzi che vengono avviati alla pratica sportiva, degli adulti che fanno sport per passione e salute, degli anziani per i quali l’esercizio fisico è una vera e propria medicina sia per il corpo sia per lo spirito. Senza l’avviamento allo sport dei ragazzi, non esisterebbero i nostri campioni Olimpici né gli atleti nelle competizioni Mondiali. Adesso dobbiamo pensare alla riapertura e al protocollo delle misure per il contrasto al COVID-19. Il Protocollo Governativo per la riapertura delle aziende nei vari settori ha determinato le linee guida principali e ANIF, con i suoi tecnici, ha provveduto ad applicare e adattare il protocollo governativo con le necessità specifiche dei centri sportivi.
Tutti questi provvedimenti servono per una sicurezza totale per la salute in modo da dare agli iscritti la certezza di fare sport senza nessun pericolo.
In questo lavoro ANIF non è la sola; anche Paolo Barelli, Presidente della Federazione Italiana Nuoto, si è battuto con grande determinazione per la salvezza delle piscine, il comparto sportivo che in questo momento è, come già detto precedentemente, in maggiore difficoltà. Lo stesso Barelli ha infatti realizzato il “Protocollo per la riapertura degli impianti acquatici”. Documenti, questi, fondamentali per essere pronti a una riapertura nel massimo rispetto delle indispensabili misure anti-epidemia. I centri sportivi, allo stesso modo, devono organizzarsi per essere pronti.
L’obiettivo è chiaramente quello di ricominciare a far fare sport ed esercizio fisico in totale sicurezza. Certamente si dovrà rispettare la distanza sociale fra le persone (sia tra frequentatori sia tra frequentatori e staff del centro) in maniera specifica a seconda delle esigenze della disciplina praticata. Non tutti gli sport saranno autorizzati, ad esempio quelli che implicano un contatto fisico non avranno il via libera (ad esempio le arti marziali, il rugby o il calcetto), ma si potrà lavorare su protocolli di preparazione fisica propedeutica; mentre per gli altri ci saranno comunque accorgimenti studiati per poter fare l’attività in sicurezza.
La pressione che facciamo per poter riaprire i nostri centri è supportata anche da una grande verità, spesso ricordata in questo periodo: l’esercizio fisico rende più forte il sistema immunitario e quindi rappresenta di per sé una potente arma di difesa contro virus e infezioni.
Per la riapertura occorrerà, tuttavia, che tutti i sussidi ottenuti con i Decreti siano operativi da subito.
Ci sono centinaia di migliaia di lavoratori che a marzo non hanno ricevuto nulla a causa del blocco totale delle attività.
«Oggi stiamo lavorando tutti insieme e tutti nella stessa direzione» continua Duregon «il Coni, le Federazioni, gli Enti di Promozione Sportiva, tutti si sono mobilitati per sostenere emendamenti e sussidi. Stiamo facendo un ottimo lavoro di squadra in tutto il settore, dimostrando che siamo uomini di sport! Ringrazio anche il Presidente del Credito Sportivo, Andrea Abodi, da sempre al fianco della base dello Sport Italiano, che si è impegnato per far avere a tutti i centri sportivi un finanziamento di liquidità di ripartenza di 25.000 euro senza interessi. Dalla settimana prossima si potrà fare domanda».
La battaglia per far ripartire i centri sportivi italiani non è ancora finita. Anzi, siamo solo all’inizio. I centri sportivi pur nelle difficoltà si stanno organizzando per ricevere tutti i propri iscritti in sicurezza con l’applicazione delle norme del protocollo governativo. Tutto questo avrà dei costi superiori ma è il sacrificio da affrontare per permettere a tutti di tornare a fare sport ed esercizio fisico in totale sicurezza.
Come si può pensare di non sostenere questo settore, identificato da oltre 20 milioni di italiani come la loro seconda casa? È in questi luoghi che abbiamo fatto sport e che abbiamo visto i figli crescere, imparando un sano stile di vita. Non possiamo mollare.

 

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