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La gestione dei costi è, da sempre, un tema forte della buona gestione aziendale. Vuol dire risparmi, ma anche capacità di fare buoni contratti, così come gestione dei fornitori e tante altre cose ancora. Questo è il motivo per cui, nelle società strutturate, esiste sempre un reparto deputato al controllo di gestione che è preposto a gestire, nel continuo, gli avvenimenti aziendali attraverso i numeri.
Un altro modo per vedere l’ottimizzazione della gestione dei costi è intenderla come un insieme di buone pratiche e procedure, nonché prestare un’attenzione maniacale al rapporto costi/benefici di qualunque spesa preventivata. E già in questo concetto si trovano tre elementi importanti: le procedure, il monitoraggio continuo e il preventivo. Questo sta a significare quanto le previsioni di spesa/investimento, e il relativo controllo dei risultati ottenuti, costituiscano un processo raffinato che distingue l’azienda dalla bottega.
In un periodo come quello attuale, poi, la capacità di generare saving (risparmi) e di ottimizzare gli investimenti è diventata un vero e proprio fattore di sopravvivenza. Soprattutto in quei settori – tra i quali rientra a pieno titolo quello del fitness – nei quali, storicamente, c’è la tendenza a spendere per seguire le mode (attrezzature/corsi/attività), senza perdere troppo tempo nel fare un business plan. Le cose vanno un po’ diversamente nel comparto dei centri sportivi, da sempre caratterizzati da costi e dimensioni maggiori e, nella maggioranza dei casi, da strutture obsolete, fattori che hanno favorito il radicamento della cultura del controllo.
Infine, un altro modo – empirico – per inquadrare il tema è sintetizzabile nel “far quadrare i conti”. Sano pragmatismo commerciale, che tutti noi dovremmo avere ed esercitare nel momento in cui decidiamo di diventare imprenditori.
Ma nel concreto, ora che ci siamo (forse) lasciati alle spalle l’incubo pandemia, ma siamo tutt’ora fortemente condizionati da guerra e conseguente inflazione, cosa vuol dire risparmiare o comunque investire in maniera più oculata? Il tema è ovviamente complesso e spazia dai fondamentali alla tematica più complessa della gestione finanziaria. Proviamo ad affrontarlo, seppur parzialmente, facendo alcuni esempi concreti.

GESTIONE FORNITORI
Chi ha lavorato in grandi aziende sa che esistono modelli di gestione dei fornitori che vengono impiegati e insegnati ai nuovi arrivati in qualunque buying office (strutture aziendali dedicate agli acquisti). Di seguito ve ne elenco alcuni.
Centrali di acquisto
Sono nate nella grande distribuzione e permettono a strutture commerciali già grosse di loro di presentarsi sul mercato assieme, aumentando i loro volumi di acquisto e, quindi, la possibilità di ottenere sconti. Pensate che non sia applicabile al fitness? Allora vi racconto di quando, alcuni anni fa, il titolare di un grande centro sportivo, smanettone e conoscitore dell’inglese e desideroso di inserire un box CrossFit, si è procurato il pavimento gommato a un terzo del prezzo. Come ha fatto? Semplice, ha cercato su un portale estero (Alibaba) ciò che gli serviva. Dopodiché ha coinvolto altri imprenditori a unirsi a lui per coprire l’ordine minimo di 1.000 metri quadrati e voilà. Consegna in un mese al prezzo convenuto. Non stiamo parlando di Esselunga o di Coop, bensì di operatori del nostro settore che fanno sistema per ottenere un vantaggio comune. Si potrebbe fare lo stesso per la pubblicità, i servizi di pulizia e tante altre cose.
La regola dei tre preventivi
Conosco palestre talmente fidelizzate a un brand – in genere di attrezzature – da rifiutarsi di guardare cosa succede sul mercato. In un’azienda normale, se non si hanno almeno tre preventivi da confrontare, non si inizia neppure a valutare l’acquisto. Non è facile come sembra. Chi compra deve essere bravo a identificare e formalizzare la propria richiesta attraverso specifiche precise e standard, sapendo che, dall’altra parte, chi vende farà di tutto per fare offerte che non siano confrontabili. Ancora meglio quando si scrivono capitolati, magari con penali in caso di ritardi non motivati. L’ho visto fare anche per piccole ristrutturazioni, nelle quali ha evitato sforamenti, ritardi e incomprensioni. Provate a pensare a una nuova palestra, alla sostituzione di impianti, all’acquisto di attrezzature o di servizi. Agire in questo modo costa tempo, ma vi permette di fare scelte consapevoli, di creare un portafoglio fornitori da usare subito o in futuro e di evitare di fare scelte di pancia dettate dalla fretta.
Dente di sega
Sapete qual è il passo successivo a quello descritto sopra? Una volta che avete ottenuto tre preventivi perfettamente confrontabili (stessi articoli/servizi con identiche caratteristiche), riportate le voci su un foglio Excel e… unite i puntini. Che, in questo caso, sono i prezzi più bassi di ogni riga sullo schema. Così facendo, si crea il totale più basso possibile. Poi si torna da tutti quelli che li hanno mandati e si va a trattare su ogni singola voce, cercando di avvicinare l’offerta più bassa, riga per riga. Durante ogni incontro, acquisirete anche molte informazioni tecniche utili per indirizzare al meglio l’acquisto. Al termine delle trattative, sarete sicuri di aver ottenuto il massimo risparmio possibile e di avere in mano tutti gli elementi per scegliere al meglio. Questo metodo va bene per cambiare una caldaia, acquistare treadmill, rifare la piscina, sostituire il software gestionale e molto altro ancora.
Tender biennali
Questa tecnica l’ho impiegata quando ancora avevo i calzoni corti… aziendalmente parlando. Funziona molto bene con i fornitori di servizi (ad esempio pulizie e manutenzioni) e non è applicabile in realtà troppo piccole. Si sostanzia nel fare contratti biennali da rinegoziare ogni due anni convocando il numero più alto possibile di fornitori. Chi lo è già (fornitore) sarà meno tentato di alzare i prezzi, mentre i nuovi faranno offerte anche molto basse per accaparrarsi un nuovo cliente.
20/80
Questa è una proporzione sicuramente abusata, ma nel nostro caso significa “non affidate tutto a un unico fornitore”. Anche questo modello non è applicabile in realtà molto piccole, come ad esempio uno studio PT nel quale un paio di soci fanno tutto, comprese le imbiancature, ma lo è in realtà di dimensioni da medie a grandi. Avere il fornitore migliore, o più economico, a cui dare il grosso del lavoro (ad esempio le pulizie) e il secondo che si occupa del resto, pronto a subentrare in caso di défaillance del primo, crea dinamiche di competizione positiva tra le due entità che operano all’interno della vostra struttura. Qualcuno lo fa anche con gli istruttori dei corsi o con i personal trainer.
Sono riuscito a rendere l’idea di come si può (leggi deve) lavorare sui costi?

OCCHIO AI RICAVI
Cambiamo ora fronte e proviamo a ragionare sul lato dei ricavi con una delle tante voci possibili: la vendita di prodotti. Se fossimo in aula, domanderei subito chi di voi vende prodotti nella propria struttura, dopodiché chiederei se questa attività genera un reale guadagno oppure no. Perché lo metto in dubbio? Per il semplice fatto che palestre e centri sportivi non sono abituati a gestire gli stock (giacenze). Troppe volte ho trovato scatoloni di felpe logate, borse di occhialini, cataste di integratori. Il tutto abbandonato o quasi, salvo venire riesumato in occasioni di promozioni in cui non si sapeva più che cosa dare ai partecipanti. Mi riferisco sia agli articoli acquistati per essere venduti direttamente, sia a quelli procurati come regalo ai soci.
Di fatto, i problemi sono due. Da una parte i fornitori sono più venditori che partner, quindi cercano di gonfiare il più possibile gli ordini, proponendo quantità superflue, così come articoli di difficile vendita. Dall’altra le palestre non sono negozi, quindi non hanno una gestione di magazzino organizzata e faticano a tenere d’occhio e amministrare proficuamente prodotti, se non pochi alla volta. Spesso, chi ne è responsabile addirittura non sa dire quale prodotto si vende molto e quale, invece, tende ad avanzare… e riordina entrambi in quantità uguali. Nello specifico dei prodotti destinati alla vendita – alimentari, prodotti da bar, integratori, abbigliamenti e accessori – si sottovaluta anche la struttura operativa richiesta. Mi spiego meglio. Se seleziono una parte dello staff con profilo commerciale (a prescindere dal ruolo tecnico o di reception), lo formo e lo aggiorno regolarmente e, soprattutto, metto in relazione parte del suo compenso con quanto viene venduto, le mie probabilità di fare incassi aumentano. Diversamente è meglio non vendere nulla o, piuttosto, affidarsi a gestioni terze tramite distributori automatici. Oppure, ma pochi fornitori ragionano in questi termini, si può optare per la soluzione “prodotti in conto vendita”, ovvero prodotti che vengono esposti e acquistati solo una volta che sono stati venduti. Lo si può ad esempio fare con le attrezzature per l’home fitness. Oppure è possibile avere “in casa” una campionatura ed effettuare gli ordini periodicamente, chiedendo pagamento anticipato (soluzione perfetta per l’abbigliamento).
TANTE POSSIBILITÀ DI OTTIMIZZAZIONE
Altri spunti di ottimizzazione? Stipendi/compensi (fissi vs variabili; alti vs bassi), bilanciamento degli staff in funzione del modello di servizio offerto, orari delle attività, redditività di corsi/attività, e-commerce, up/cross selling, equilibrio dei listini, automazione vs contatto umano, eccetera eccetera. Le possibilità per contenere i costi e incrementare i ricavi sono tante, i fronti su cui effettuare le ottimizzazioni necessarie a recuperare risorse per accelerare la ripresa sono svariati. Alcuni complessi, altri alla portata di tutti. Quello che è certo è che, sempre di più, chi gestisce attività sportive dovrà diventare molto bravo nel farlo.