Sedentarietà, Italia tra i paesi più pigri al mondo

Autore: 
Redazione
Lunedì, Luglio 24, 2017
Uno studio condotto dall’Università di Stanford ha classificato 111 paesi al mondo sulla base di un indicatore: la sedentarietà. L’Italia, nella graduatoria pubblicata dai ricercatori, in ordine di pigrizia, si è classificata tredicesima, mentre al primo posto c’è l’Indonesia.

Italia, patria di inventori, artisti… e pigroni. E’ questo quanto dimostra lo studio condotto dall’Università di Stanford, che negli ultimi mesi ha svolto un’indagine di respiro globale tesa a individuare i livelli di attività fisica pro capite svolta dagli abitanti di 111 paesi, allo scopo di individuare quali fossero le nazioni più sedentarie, e quali le più attive. Strumento chiave della ricerca, pubblicata sulla rivista Nature, il magazine internazionale dedicato alle scienze, è lo smartphone: è attraverso migliaia e migliaia di telefonini, o più precisamente, di applicazioni contapassi, infatti, che i ricercatori dell’ateneo statunitense sono stati in grado misurare i passi giornalieri mossi da altrettante persone in tutto il mondo, da Mosca a Pechino, da Oslo a New York, dati che successivamente sono stati confrontati a livello globale per stilare la classifica.

“Sebbene indagini precedenti e studi sulla popolazione condotti in passato avessero già rivelato che i livelli di attività fisica svolta quotidianamente dalle persone variano sensibilmente di paese in paese – spiegano i ricercatori di Stanford – ciò di cui c’era bisogno erano maggiori informazioni riguardo al modo in cui questi livelli variano all’interno dei vari Stati e che relazione c’è tra il moto fatto al giorno pro capite, eventuali conseguenze legate alla salute, e variabili come l’assetto urbanistico della città”.

 

Lo studio condotto da Stanford

 

A scorrere i risultati, al primo posto della classifica dei paesi pigroni si sono posizionati gli indonesiani, che muovono in media appena 3.513 passi al giorno, per una distanza totale di circa 2 chilometri. Diametralmente opposti, invece, sono gli abitanti di Hong Kong, vincitori del titolo di popolazione più dinamica, con i loro 6.880 passi percorsi ogni giorni di media, cioè più o meno 4,1 chilometri. Bene anche Cina, Russia e Svezia, tutti al di sopra dei 6.000 passi pro capite di media, mentre l’Italia si è classificata tredicesima tra i più sedentari, e in questo caso la distanza dal podio è un bene perché la media di passi al giorno è un po’ più alta di quella indonesiana, e raggiunge quota 5.296, all’incirca 3 chilometri quotidiani.

 

Lo studio condotto da Stanford

 

Complessivamente, spiegano gli scienziati, sono circa 717mila le persone studiate tramite gli accelerometri incorporati negli smartphone, provenienti da 111 paesi del mondo, 46 dei quali inseriti nella classifica pubblicata su Nature. E a influire sui dati raccolti sono diversi fattori, tra cui, ad esempio, la mobilità urbana: città più a misura d'uomo, in cui i mezzi privati non sono indispensabili, incoraggiano le persone a camminare (giovani e anziani), e quindi finiscono per ottenere – in classifica – punteggi migliori. Ma anche le politiche nazionali dei singoli Stati relativamente alla Sanità hanno avuto un impatto sul contapassi dei partecipanti allo studio. “Donne e uomini, poi – continuano i ricercatori – dimostrano sensibili differenze nei passi accumulati quotidianamente”. Le regioni meno mobili, come ad esempio gran parte degli Stati Uniti, infatti, sono paradossalmente quelle in cui si registra un gap maggiore tra i sessi, con le donne che risultano più inattive e perciò più soggette al rischio obesità.

 

 

 

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