Spese per l'esercizio fisico detraibili per tutti e iva al 10%

Ragazza in palestra
Mercoledì, Dicembre 16, 2020
È la proposta di Fit.comm, l’Associazione Italiana Fitness Commerciali, per salvare il fitness e lo sport non professionistico italiano, equiparando tali attività, sul piano fiscale, ai farmaci.

Rendere le spese sostenute per l’iscrizione a fitness club e centri sportivi e corsi inerenti lo sport di base detraibili dalla dichiarazione dei redditi da parte di tutti, senza limiti di età e di spesa, e sperimentare, nel corso del 2021 e del 2022, l’IVA al 10% per questo settore. Sono queste le due proposte di emendamenti alla Legge di Stabilità 2021 avanzate da Fit.Comm. – l’Associazione Italiana Fitness Commerciali che unisce Egosistema (con i brand Prime e Palestre Italiane), FitExpress, McFIT, Orange e Virgin Active – al vaglio, in queste ore, della Commissione Finanze della Camera dei Deputati.

Il fitness e lo sport di base stanno vivendo un momento difficilissimo, sintetizzabile in dieci mesi di grande sofferenza, ai quali vanno aggiunti sei mesi di chiusura totale imposta dalle autorità e nessuna ipotesi di riapertura all'orizzonte. Senza contare la terza ondata di contagi data ormai per certa da numerosi esponenti della comunità scientifica.

«Come rappresentanti di migliaia di lavoratori e centinaia di migliaia di praticanti – ha sottolineato il Direttivo Fit.Comm. –, ci sentiamo in dovere di continuare a essere propositivi perché sappiamo che senza interventi strutturali non c'è alcuna possibilità di ripartenza». Il primo degli interventi richiesti è la detraibilità, in dichiarazione dei redditi, di tutte le spese sostenute per iscriversi a palestre, fitness-wellness club, centri sportivi e corsi sportivi non professionistici. «Così alla riapertura incentiveremo le persone a tornare a fare esercizio fisico strutturato, in luoghi sicuri e con professionisti del settore, dopo mesi di chiusura forzata imposta dalle autorità. Oggi sono detraibili solamente le spese per lo sport non professionistico delle persone di età compresa tra i 5 e i 18 anni e per un importo massimo annuale pari a 210 euro. Troppo esigua la cifra e troppo circoscritta la fascia interessata dal provvedimento per pensare che possa essere efficace in questa fase».

La seconda misura, vale a dire la sperimentazione dell’IVA al 10%, significa allineare l’aliquota del settore a quella applicata alla maggior parte dei farmaci tradizionali, coerentemente con l’utilizzo dell’esercizio fisico come farmaco per la prevenzione e il trattamento delle malattie croniche già da tempo raccomandato dal Piano Nazionale della Prevenzione e in uso da anni nei Servizi sanitari della maggioranza delle Regioni italiane. «L'abbiamo ribattezzato “Piano Healthback” perché, come sta avvenendo con il cashback per il commercio, con queste due semplici misure saremmo in grado di restituire ai singoli fruitori, e all'intero Paese, più salute e un sistema immunitario rafforzato».

Il direttivo Fit-Comm ricorda inoltre che sia stato scientificamente provato che il tasso di contagio all’interno delle palestre italiane è stato pari a meno di un caso ogni diecimila frequentatori. «Non ci stancheremo mai di ribadire – ha concluso il Direttivo Fit.Comm. – che le nostre palestre sono luoghi di salute, non di malattia. Abbiamo solo bisogno che i decisori politici comprendano il loro valore sociale e decidano di tutelarle in maniera adeguata».

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