4 ore di attività fisica alla settimana rallentano la progressione del Parkinson

Anziana cammina in un parco
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A cura della Redazione
Mercoledì, Febbraio 16, 2022
Uno studio condotto dall’Università di Kyoto, in Giappone, e durato 6 anni ha dimostrato che nei soggetti che hanno svolto attività motoria moderata o vigorosa almeno quattro ore alle settimana hanno fatto registrare un rallentamento del declino inerente l’equilibrio e la deambulazione.

L’attività fisica svolta con regolarità rallenta la progressione del Parkinson nei soggetti ancora nella fase iniziale della malattia. Lo rivela uno studio condotto presso l’Università di Kyoto, in Giappone, e recentemente pubblicato da Neurology, la rivista scientifica dell’American Academy of Neurology. Per sei anni questa interessante sperimentazione ha osservato un campione composto da 237 persone affette da questa diffusa patologia neurodegenerativa, mostrando che nei soggetti che hanno svolto attività motoria almeno 4 ore alle settimana si è verificato un rallentamento del declino relativo all’equilibrio e alla deambulazione. L’età media delle persone coinvolte nello studio era pari a 63 anni, il loro livello generale di attività motoria è stato rilevato tramite un questionario preliminare, mentre le loro capacità verbali e mnemoniche sono state misurate con comuni test cognitivi.

I soggetti che per sei anni hanno svolto almeno quattro ore alla settimana di attività motoria di intensità compresa tra moderata e vigorosa, come camminare o ballare, hanno fatto registrare, rispetto al gruppo di controllo composto da soggetti rimasti inattivi, un significativo rallentamento del declino dell’equilibrio e delle capacità di deambulazione.

Per valutare i sintomi di Parkinson in ogni soggetto, i ricercatori hanno impiegato comuni test per assegnare un punteggio compreso tra 0 e 4, con i valori più alti corrispondenti a una maggiore menomazione. Le persone che si sono mantenute al di sotto dei livelli medi di attività motoria moderata e intensa – ovvero meno di una o due ore, una o due volte alla settimana – in sei anni sono mediamente passati da 1,4 a 3,7. Coloro che invece si sono mantenute al di sopra dei livelli medi di attività motoria di intensità compresa tra moderata e intensa, nello stesso lasso di tempo sono mediamente passati da 1,4 a 3,0.

Il coordinator dello studio, Kazuto Tsukita, ha così commentato i risultati ottenuti, definendoli incoraggianti: «Ciò che abbiamo rilevato è molto incoraggiante in quanto dimostra che non è mai troppo tardi, per i malati di Parkinson, per intraprendere un programma d’allenamento e migliorare le proprie condizioni. I farmaci possono alleviare alcuni sintomi del Parkinson ma, diversamente dall’attività fisica, non sembrano essere in grado di rallentarne la progressione. Con questo studio – ha concluso Tsukita – abbiamo dimostrato che l’attività fisica, comprese le faccende domestiche e l’esercizio moderato, possono realmente migliorare il decorso della malattia sul lungo periodo. E la cosa bella è che l’attività motoria è low cost e ha pochi effetti collaterali».

 

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