Decreto Dignità: la posizione di ANIF

Giampaolo Duregon
Autore: 
Redazione
Martedì, Luglio 24, 2018
L'Associazione di riferimento per gli operatori di fitness-wellness club e centri sportivi italiani esprime, tramite il suo presidente Giampaolo Duregon, la sua posizione nei confronti del "Decreto Dignità" con il quale il Governo ha cancellato le principali novità normative della recente riforma dello sport

Abbimao chiesto al Presidente di ANIF-Eurowellness Giampaolo Duregon (nella foto) di esprimere la posizione dell'Associazione di riferimento per gli operatori di fitness-wellness club e centri sportivi italiani in merito al cosiddetto Decreto Dignità, approvato il 13 luglio scorso,. Come noto, il provvedimento abroga gli articoli riguardanti la Società Sportiva Dilettantistica Lucrativa introdotta dalla recente riforma dello sport, attuata tramite la Legge di Bilancio 2018 e per la quale l'Associazione ha lavorato con tenacia e passione per alcuni anni.

«Dopo quasi 4 anni di lavoro su un progetto nato in ambito ANIF, e passato per 3 governi, viene tutto azzerato, si ritorna al punto di partenza con una normativa incerta che risale a quasi 20 anni fa. Il nostro scopo era quello di aggiungere alle attuali Associazioni Sportive Dilettantistiche e Società Sportive Dilettantistiche un nuovo tipo di Società Sportiva Dilettantistica Ordinaria, poi “ribattezzata”, dalla Agenzia delle Entrate, “Lucrativa”. Il fine era quello di eliminare tutte le zone d’ombra normative delle ASD e SSD, rendendole più “forti”, e di aggiungere un nuovo soggetto gestionale, la SSDL, per tutti quei centri sportivi che vogliono crescere investendo nel settore. 

Queste nuove società avrebbero fatto lo stesso lavoro delle ASD e SSD, ovvero occuparsi dell’attività fisica, a partire dai giovani nelle scuole sportive, dagli atleti agonisti, dagli adulti che desiderano fare sport, fino agli anziani, con l’importante risultato di diffondere la salute attraverso un sano stile di vita, abbattendo la spesa pubblica sanitaria. 

Senza nulla togliere alle prime due, ASD e SSD, che rimangono uguali sotto ogni profilo, in particolare quello fiscale, la nuova SSDL si caricherebbe del pagamento dell’IVA che passerebbe dallo 0 al 10%, di una maggiorazione dell’imposizione fiscale che passerebbe dallo 0 al 50% dell’imponibile e, per la prima volta nel settore, introdurrebbe i contributi per i compensi sportivi ed amministrativi. In cambio di questi maggiori oneri, la società potrebbe distribuire dividendi. Questa legge porterebbe maggior gettito, calcolato in circa 1 miliardo di euro, se 10.000 degli attuali 70.000 centri sportivi Dilettantistici aderissero per trasformarsi in SSDL. 

Quindi, in conclusione, una legge per lo sviluppo, per un maggior gettito, per la contribuzione sui contratti, al fine di creare un nuovo modello di gestione - la Società Sportiva Dilettantistica con fini di lucro - dell’azienda per lo sport praticato. Ripeto, ancora una volta, senza nulla togliere al modello esistente e/o riformarlo, ma solo migliorando il settore economico dello sport, della salute e del benessere, affiancando un nuovo tipo societario accanto alle attuali ASD e SSD. 

Poiché crediamo che queste idee siano positive e foriere di crescita e sviluppo, speriamo che, sia con lo strumento degli emendamenti, sia, eventualmente, con una proposta che possa assorbire e magari ampliare la legge, come era nella sua versione originale, si possa arrivare alla migliore soluzione per il settore. 

Ci adopereremo con il massimo dell’impegno per il successo del progetto in cui crediamo fermamente». 

 

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