Woga: lo yoga scende in acqua

Un'asana di Woga
Autore: 
Redazione
Venerdì, Ottobre 25, 2019
Ideato dal terapista californiano Harold Dull, lo yoga praticato in immersione o galleggiando ha numerosi effetti benefici, sia fisici sia mentali, e si sta diffondendo in ambito internazionale.

Tra le tendenze nel campo del fitness e del benessere spicca il Woga, lo yoga praticato in acqua. Il termine, creato unendo le parole “water” e “yoga”, si riferisce allo svolgimento delle classiche asana (le posizioni della millenaria disciplina) in immersione o galleggiando. L’idea nasce una decina di anni fa dal terapista californiano Harold Dull, già noto per aver inventato il Watsu, il massaggio shiatzu svolto in acqua.

Il Woga si esegue in acqua calda, tra i 33 e i 35 gradi circa, e come nelle normali classi di yoga le lezioni durano circa un’ora. Grazie all’assenza di gravità, che permette di assumere le posizioni con uno sforzo ridotto, questa disciplina risulta adatta a tutti, dalle donne in gravidanza agli anziani, da chi soffre di obesità a chi necessita anche solo di sostegno psicologico.

A livello fisico, il Woga garantisce numerosi vantaggi, tra i quali: favorisce la micro- e la macrocircolazione, l’elasticità muscolare e l’assunzione di una postura corretta e ha persino effetti altamente drenanti in quanto la temperatura dell’acqua funge da massaggio drenante. È inoltre efficace contro lo stress, aiuta il controllo della respirazione e riduce notevolmente il livello di ansia.

 

Guarda il video

I

 

 

 

Share

LEGGI ANCHE

Acquafitness

Allenarsi in piscina è di estrema utilità, perché oltre a dare forma e tonicità al corpo permette di drenare e depurare l’organismo, agendo in maniera efficace anche sul sistema cardiocircolatorio.

Scimpanzè

La sedentarietà è forse la peggiore e la più diffusa tra le cattive abitudini della società odierna ed è una delle principali cause di disturbi e patologie all’apparato cardiocircolatorio. Ciò potrebbe dipendere dall’incompatibilità tra la forma del nostro cuore e le nostre abitudini.

Sportivi che corrono

Uno studio coordinato dai ricercatori dell’Unità di Disfunzioni Neuromuscolari dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS con il supporto di AIRC e Fondazione Cariplo, recentemente pubblicato sulla rivista scienti

Depressione

Negli ultimi anni si è cercato di scoprire se il livello di attività fisica fornisca effettivamente informazioni utili alla diagnosi del disturbo bipolare, per giungere a una diagnosi precoce.

Game face

Comunemente chiamata game face, la faccia da competizione è l’espressione concentrata e seria che spesso esibiscono gli atleti prima di un importante match sportivo.

Pasticche

Le indagin, coordinate dai Nas di Firenze, avevano avuto inizio dopo il sequestro, avvenuto a Figline Valdarno, in provincia di Firenze, di sostanze dopanti e stupefacenti proveniente dalla Polonia e spacciate su tutto il territorio nazionale.