Dove va il personal training?

PT con cliente
Autore: 
a cura di Davide Venturi
Martedì, Maggio 5, 2020
Nell’ultimo decennio, anche il segmento personal training è cambiato profondamente, rispecchiando la grande trasformazione della società e dei costumi. E l’emergenza Coronavirus ha imposto nuovi profondi cambiamenti temporanei che comunque influenzeranno il futuro che ci attende. Facciamo il punto sul presente e sui probabili sviluppi futuri di questo mercato con sei grandi esperti in materia.

Nell’ultimo decennio, il settore del fitness è cambiato profondamente e il segmento personal training non si è sottratto a un’evoluzione coerente con la trasformazione della società e dei costumi. E l’emergenza sanitaria causata dalla pandemia Coronavirus ha fermato il mondo, costringendo gli operatori a trovare un modo per continuare a interagire con i propri clienti ed erogare il proprio servizio in vista del tanto atteso, e vitale, ritorno alla normalità. Un momento di grande difficoltà al quale il settore, in tutto il mondo, ha risposto sfruttando le soluzioni tecnologiche oggi alla portata di tutti, trasformando i club, gli studi, i garage, e persino le abitazioni, in set sui quali filmare sedute d’allenamento da mettere a disposizione di tutti, in diretta o registrati, sulle principali piattaforme social. Un fenomeno innescato da una situazione straordinaria e imprevista che, una volta ristabilita la normalità, potrà attenuarsi, man non scemare. L’impressione è che la strada imboccata sia senza ritorno, ovvero che l’offerta digitale, complementare a quella tradizionale (che resta insostituibile) diverrà uno standard.

Riavvolgendo la “bobina del tempo”, ritorniamo alla recentissima epoca pre Coronavirus, quando nei mercati più maturi il classico servizio di personal training one-to-one è stato affiancato dalle lezioni rivolte a piccoli gruppi – il cosiddetto small group training – e alle coppie, in primo luogo in ragione della loro maggiore accessibilità che, di fatto, ha allargato il mercato.

Il fenomeno delle boutique del fitness – sia autonome, sia operanti all’interno dei sempre più numerosi club che adottano questo nuovo modello di business per segmentare la propria offerta e conquistare nuove fasce di clientela – ha eroso quote di mercato in precedenza appannaggio pressoché esclusivo del personal training.

La tecnologia – inevitabilmente finita sotto i riflettori durante l’attuale emergenza sanitaria – aveva già fatto irruzione anche nel mondo del fitness, “disintermediando” il concetto di palestra e di studio tramite l’erogazione del servizio in forma virtuale, reso possibile dal web e dai dispositivi digitali oggi a disposizione di tutti. Un modo efficace per restare sempre in contatto con i propri clienti, per rendere il proprio servizio più flessibile e più accessibile, nonché per soddisfare un numero maggiore di utenti e un più ampio spettro di esigenze. Oggi numerosi personal trainer offrono la propria assistenza anche da remoto, in vari formati. Una grande opportunità per allagare il proprio raggio d’azione, raggiungere un bacino di utenza molto più ampio e alimentare la notorietà del proprio brand.

Si stima che in Italia i personal trainer siano più di 20.000. ISSA ne ha finora certificati 12.000, il 30 per cento dei quali non esercita tale attività, e altrettanti dovrebbero essere i personal trainer operativi nel nostro Paese, autonomi o collaboratori di centri fitness.

Alla luce di queste premesse, abbiamo posto le seguenti domande a sei tra i massimi esperti in materia:

 

  1. Come sono cambiate le esigenze e gli stili di consumo dei clienti dei personal trainer?

  2. Oggi quale impatto ha la tecnologia sul segmento personal training? In che modo ha modificato il servizio erogato?

  3. Quali sono i nuovi modelli di business emersi in questo segmento?

  4. Come si svilupperà, nei prossimi 5-10 anni, il mercato del personal training in Italia?

 

Edward Gober

Edward Gober

 

Edward Gober fondatore eproprietario di Trainer Nation

 

1. «Le esigenze dei consumatori di personal training variano a seconda del loro profilo. A pre­scindere dal fatto che il cliente lo richieda o meno, è strategicamente importante configurare il programma d’allenamento insieme a lui/lei, in modo che abbia la sensazione di avere un ruolo attivo nel processo, di avere voce in capitolo in quanto ciò consente di monitorare più facilmente la sua attività e, al tempo stesso, di instillare la mentalità che caratterizza il gioco di squadra sin dal primo colloquio. Tutto questo, però, senza penalizzare l’efficacia del lavoro proposto in relazione agli obiettivi desiderati. In una società assuefatta dalla gratificazione istantanea, bisogna erogare un servizio in grado di soddisfare la sempre più diffusa richiesta di velocizzare il più possibile il conseguimento dei risultati, proponendo programmi d’allenamento, e obiettivi, basati sull’evidenza scientifica e sulla matematica. Negli ultimi anni, anche le opzioni relative all’acquisto del servizio di personal training sono cambiate: se una volta era previsto esclusivamente l’acquisto di un certo numero di sedute pagate in anticipo, oggi è diffusa la possibilità di rateizzare il pagamento, su base settimanale, bisettimanale o mensile a seconda della frequenza del numero di sedute, con tutti i benefici e i rischi che ne conseguono».

 

Umberto Miletto

Umberto Miletto

 

Umberto Miletto, personal trainer il cui canale YouTube conta più di 80 milioni di visualizzazioni (https://umbertomiletto.com)

 

«Ho la sensazione, fondata, che in questi ultimi anni la figura del coach online sia esplosa, lanciando una vera e propria nuova figura professionale. Da un lato ci sono coach online improvvisati, dall’altro professionisti preparati e strutturati, che offrono un servizio altamente professionale. Attraverso l’uso dei social e dei sistemi di messaggistica come WhatsApp, i personal trainer garantiscono ai propri clienti un’assistenza e un monitoraggio costanti. È un servizio che piace, i clienti si sentono seguiti e tutto questo li induce a essere fedeli al percorso d’allenamento e permette loro di raggiungere ottimi risultati. Ovviamente il servizio di coaching online non è adatto a tutti: se sussistono problematiche articolari o posturali, o se il cliente non ha grande esperienza nell’ambito dell’esercizio fisico, è decisamente meglio optare per l’interazione dal vivo».

 

Vito Stolfi e Giorgio Leo

Vito Stolfi - Giorgio Leo 

 

Giorgio Leo e Vito Stolfi, co-fondatori e proprietari di Show Health Training Club

 

«Oggi il mondo è connesso e le attività svolte per avvicinare i sedentari, e convincerli a iscriversi a un fitness club e a un centro sportivo, devono necessariamente sfruttare il potere della tecnologia per accedere a nuovi livelli di customer experience. Il settore fitness è stato uno dei primi ad adottare le nuove soluzioni digitali che, oggi più che mai, hanno un’importanza fondamentale. Qualsiasi club è identificato da un marchio che, come tale, appartiene a un ecosistema che lo connette al network globale, tramite il quale è oggi possibile raggiungere chiunque e in qualsiasi momento. Va comunque sottolineato che i club, che operano in uno scenario sempre più tecnologico, non possono ignorare, e tantomeno trascurare, l’essenziale fattore umano.

Come la tecnologia abbia modificato e potenziato il servizio non lo sappiamo. In questi giorni il tema “tecnologia” è sulla bocca di tutti e riteniamo che se da un lato la relazione non morirà mai, e permetterà a tanti professionisti di aiutare tante persone, dall’altro la forte crisi sanitaria ed economica permetterà lo sviluppo rapido, forse esponenziale, di questo nuovo servizio. Allenarsi in modo virtuale è oggi più sicuro e magari costa un po’ meno. Non sappiamo che cosa ci riserverà il futuro».

 

Igor Castiglia

Igor Castiglia 

 

Igor Castiglia, presenter internazionale e personal trainer (www.igorcastiglia.com)

 

«I desideri e gli obiettivi del cliente medio che si rivolge a un personal trainer sono cambiati poco negli anni. Essenzialmente chi sceglie questa soluzione appartiene a due categorie: chi non ha mai frequentato una palestra e non si sente a suo agio a farlo; chi ha frequentato una palestra e, allenandosi senza un PT, non è riuscito a raggiungere il suo obiettivo, che nella maggior parte dei casi è di tipo più estetico che funzionale. Anche il desiderio di dimagrire, che oggettivamente è più che in linea con il concetto di salute e di corretta funzione del corpo, è essenzialmente dettato dal desiderio di avere un corpo più bello da vedere piuttosto che più sano. Lo si scopre con la maggior parte dei clienti nel corso del primo colloquio. Negli under 35 è evidente la ricerca di una forma fisica da mostrare e condividere attraverso i vari social network, una condizione che consenta di farsi notare. L'allenamento stesso, per questa fascia di consumatori, diventa un momento da fotografare e/o filmare per poi essere utilizzato per ricercare e ottenere consensi. Per chi invece ha qualche anno in più l’imperativo è combattere gli effetti dello scorrere del tempo: chi è più in forma intende mantenere tale condizione, chi invece ha trascurato questo aspetto desidera ritornare a una condizione fisica del passato. Quasi tutti hanno un desiderio: che il “miracolo” della trasformazione fisica desiderata avvenga nel minor tempo possibile e senza troppi sacrifici.

Per quanto riguarda gli stili di consumo e la propensione alla spesa, vedo una domanda sempre più diffusa di un servizio misto, composto da sessioni individuali, sessioni condivise e allenamenti da svolgere in autonomia, a casa o all’aperto, ma sempre progettati e monitorati dal proprio personal trainer. Basandomi sui dati di cui sono in possesso, ritengo che la spesa media attuale sostenuta da chi decide di allenarsi con un personal trainer si aggiri attorno ai 250 euro mensili».

 

Adriano Borelli

 

Adriano Borelli, presidente di ISSA Europe, titolare dello Sporting Club Leonardo Da Vinci

 

«Come presidente ISSA faccio un’affermazione che, forse, risponde a tutte le quattro domande: il corpo umano è la struttura più complessa dell’universo, forse più complessa dell’universo stesso. Il compito del personal trainer è cercare di ottimizzare questa complessità per raggiungere e mantenere fino alla fine la massima efficienza fisica. Che cosa deve fare il personal trainer? Innanzi tutto essere cosciente della responsabilità che si assume, partendo dal presupposto che le motivazioni che portano a iniziare un’attività fisica sono quasi infinite: variano dall’estetica al dimagrimento, dal rimettersi in forma al recupero funzionale, dalla socializzazione all’auto-gratificazione eccetera eccetera. Nella seconda fase di domande che si rivolgono ai clienti per comprenderne le ragiono che li spingono ad allenarsi, la loro risposta è sempre la stessa: raggiungere a mantenere la massima efficienza fisica. L’OMS indica questa condizione personale addirittura come superiore alla salute, ovvero alla mancanza di patologie, in quanto in assenza dell’efficienza fisica non potremmo, ad esempio, salire le scale con la spesa se l’ascensore è guasto. In altre parole, la ricerca scientifica ci dice, con una vasta mole di pubblicazioni, che la prevenzione è più importante della cura, che il corpo umano deve svolgere, per rispetto a due milioni di anni evoluzione, una certa dose di attività motoria per non incorrere nei tanti problemi di salute provocati dall’inattività fisica, da un’alimentazioni inadeguata e, più in generale, da stili di vita scorretti. Basterebbe applicare questo principio per salvaguardare la propria efficienza fisica».

 

Ti è piaciuto questo articolo? È un piccolo estratto dell'approfondito focus pubblicato nel n. 174 della rivista Il Nuovo Club.

 

 

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