Fitness a tutto fuctional!

Functional Fitness
Autore: 
Redazione
Giovedì, Giugno 30, 2016
L’allenamento funzionale, declinato in un’ampia gamma di versioni e combinazioni, è da alcuni anni uno dei protagonisti indiscussi del fitness a livello mondiale. Un fenomeno che, in misure e modi diversi, interessa tutti gli operatori del settore

Da un po’ di anni a questa parte espressioni come functional training, functional fitness e allenamento funzionale sono sulla bocca di tutti gli operatori del settore. Questa tipologia di allenamento, declinata in un’ampia gamma di versioni e combinazioni, gioca un ruolo da protagonista nell’odierno mondo del fitness ed è immancabilmente presente nel “menu” delle palestre di tutto il mondo. Una tendenza che segna il ritorno alle “origini del movimento” attraverso la proposta di esercizi la cui esecuzione implica movimenti “naturali”, che si compiono quotidianamente impiegando simultaneamente più gruppi muscolari, mantenendo l’equilibrio e impiegando le proprie capacità di coordinazione motoria.

L’allenamento funzionale, come noto, prevede esercizi svolti sia a corpo libero sia con l’ausilio di attrezzi semplici tra i quali figurano palle mediche, sacche bulgare, corde, sbarre, bilancieri, kettlebell, fitball, spartane strutture modulari, dispositivi per l’allenamento in sospensione e persino pavimentazioni. Si tratta, come noto, di un condizionamento fisico che stimola la muscolatura profonda, favorendo la stabilità articolare e il rinforzo di tutte le articolazioni. E il cosiddetto core training può a pieno titolo essere considerato una “specializzazione” dell’allenamento funzionale il cui fine è rinforzare i muscoli profondi del tronco e del bacino per massimizzare l’efficacia di qualsiasi gesto che richiede stabilità, imprescindibile dall’efficienza della parte del corpo che è il fulcro di tutti i movimenti.

 

I vantaggi dell’allenamento funzionale

Gli esercizi classici stimolano in misura molto ridotta, e in certi casi addirittura nulla, alcuni distretti muscolari che giocano un ruolo determinante per la stabilizzazione, diversamente da quelli funzionali che implicano un lavoro svolto sui tre piani dello spazio: frontale, sagittale e traverso. Quello funzionale è dunque un lavoro che aiuta il corpo a raggiunger il proprio equilibrio e la mente ad esserne piacevolmente consapevole. Apprendendo in modo graduale i movimenti e il loro controllo è possibile raggiungere gli obiettivi prefissati, anche quelli più ambiziosi. Nell’ambito del functional training si compiono, generalmente nella modalità circuito, esercizi di spinta, trazione e sollevamento che si concretizzano in squat, swing, trazioni alla sbarra, piegamenti a terra, diversi tipi di salti, affondi… e molto altro ancora.

L’integrazione dell’allenamento classico, svolto con gli attrezzi isotonici e i pesi liberi, con quello funzionale può sortire effetti eccellenti, consentendo al club di valorizzare la propria offerta rendendola più varia, modulabile e adattabile ad ambiti e utenti molto diversi tra loro.

L’approccio “functional” trova applicazione nel personal training, individuale e rivolto a piccoli gruppi, così come nelle attività di gruppo – anche all’aria aperta, come nel caso del boot camp o military fitness che dir si voglia –, e nell’ambito di discipline emergenti come il CrossFit, versione più hard dell’allenamento funzionale, ma adattabile a tutti.

Il successo internazionale di questa metodica è innanzitutto riconducibile alla sua efficacia. Sessioni intense, molto varie e brevi – in genere di durata non superiore all’ora – assicurano importanti benefici come lo sviluppo dell’agilità e della coordinazione motoria, il miglioramento dell’elasticità nelle articolazioni, la tonificazione e il potenziamento muscolari. In sintesi, consente di raggiungere e mantenere uno stato di forma completo che migliora le prestazioni, in ambito sportivo e non, e lo stato di salute generale.

 

La parola agli esperti

«Una delle ragioni del grande successo di queste metodiche di allenamentospiega Fabio Grossi, titolare, insieme alla moglie Michela Verardo, dello studio di personal training SaluteInMovimento di Genova – è riconducibile al fatto che non richiedono lutilizzo di macchinari complessi e vincolanti. Inoltre, sono accessibili a molte tipologie di utenti che possono svolgere routine di esercizi molto variabili che consentono, sia allo sportivo amatoriale sia a quello agonistico, di non annoiarsi mai, svolgendo sessioni sempre diverse. La varietà che caratterizza l’allenamento funzionale è inoltre uno stimolo per il trainer a modificare costantemente la sua proposta, programmandola e, non meno importante, personalizzandola di volta in volta».

«Per il club – esordisce Michela Verardo – significa poter proporre attività più appaganti in quanto la novità è sempre stimolante e interessante. In una quotidianità caotica, dominata dalla routine, almeno l’allenamento, specialmente in ambito amatoriale, dovrebbe rappresentare qualcosa di coinvolgente e appassionante».

A questi due profondi conoscitori dell’esercizio fisico, che hanno maturato una solida esperienza sul campo vestendo quotidianamente anche i panni del trainer, non possiamo non chiedere una definizione sintetica di allenamento funzionale e del suo possibile connubio con attrezzi tradizionali. «Per come lo intendiamo noi – spiegano Grossi e Verardo –, è un percorso attraverso la scoperta del proprio corpo, delle sue capacità e potenzialità. Per migliorare realmente le capacità fisiche in un determinato ambiente è indispensabile realizzare esercizi che pongano il corpo al centro dell’allenamento, senza l’utilizzo di macchinari che guidano i movimenti, bensì sviluppando gesti che impegnano il fisico nella sua globalità, attivando diverse catene cinetiche sinergicamente, su tre piani: laterale, frontale e trasverso. “Essere funzionali” significa apprendere e automatizzare nuovi schemi motori attraverso esperienze fisiche sempre più complesse e impegnative».

 

Il ruolo centrale del trainer

Nell’ambito del fitness funzionale, il ruolo del trainer è centrale, in relazione, soprattutto, alla varietà degli esercizi proposti, al loro adattamento alle esigenze e caratteristiche soggettive di ogni praticante, dunque per quanto attiene a intensità, livello di difficoltà e integrazione con altre forme di allenamento. Si tratta, insomma, di un banco di prova per la professionalità dei tecnici che devono essere adeguatamente preparati per assicurare agli utenti la massima sicurezza.

Anche a tale proposito, Verardo e Grossi hanno le idee chiare: «La scelta degli esercizi, la loro intensità, la durata e il recupero tra una stazione e quella successiva sono solo alcuni degli aspetti che devono rientrare in una programmazione precisa. Basandoci sulla nostra esperienza, sappiamo che un buon personal trainer imposta l’allenamento sul cliente che ha di fronte e non viceversa. Con un principiante che non presenta una buona forma fisica iniziale si inizierà con esercizi semplici, sicuri, graduali, da integrare con altri esercizi mentre acquisisce sicurezza, tecnica, precisione e resistenza. Lo stesso discorso vale per le persone anziane e per i soggetti che noi definiamo i “giovani anziani”, in genere caratterizzati da una coordinazione motoria e una mobilità articolare scarse. Anche con queste persone è bene cominciare con un tipo di lavoro più analitico, proponendo esercizi di base. Lavoro, questo, che è appannaggio di trainer competenti, professionali e, come si suol dire, “sempre sul pezzo”. I club stessi dovrebbero agevolare questi professionisti creando spazi ad hoc e riservando loro un percorso continuativo di formazione e aggiornamento».

 

Questo brano è un piccolo estratto dell’inchiesta dedicata al functional training pubblicata in due parti nei numeri 151 e 152 della rivista Il Nuovo Club

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