Il giro del mondo… del fitness

Mappamondo
Autore: 
Redazione
Martedì, Novembre 7, 2017
L’ultima edizione dell'annuale studio con il quale l’IHRSA analizza il mercato mondiale dei fitness-wellness club fotografa un settore in buona salute che, soprattutto nelle economie emergenti, ha ancora davanti a sé ampi margini di crescita

Tecnologia e promozione della salute, insieme, potrebbero rappresentare i pilastri su cui consolidare la crescita di un settore che nel 2016 – secondo quanto stimato nell’edizione 2017 del Global Report dell’IHRSA – ha prodotto un fatturato complessivo di 83,1 miliardi di dollari, con oltre 200mila club al servizio di 162 milioni di clienti in tutto il mondo. Nord America ed Europa restano i mercati di riferimento nel contesto internazionale rappresentando, insieme, più del 70% del fatturato mondiale.

Di seguito, alcuni dei principali dati del Global Report relativi all'Europa.

Nonostante la notevole turbolenza politica, il settore europeo del fitness-wellness continua a offrire risultati incoraggianti: un fatturato di 29 miliardi di dollari, quasi 55mila club e 56 milioni di soci sono i numeri principali di un mercato guidato da Regno Unito e Germania. Questi due paesi (9,7 milioni di iscritti, più di 6.700 club e 6,1 miliardi di dollari di fatturato per il primo; 10 milioni di soci, 8.600 centri e 5,6 miliardi di fatturato per il secondo) si sono anche collocati rispettivamente al secondo e terzo posto nella classifica mondiale per fatturato dopo gli Stati Uniti.

Da segnalare, nel caso del Regno Unito, la dinamicità delle operazioni di mercato: David Lloyd Leisure (nella foto sotto), ad esempio, ha rilevato 16 club da Virgin Active nell’ambito di un’ambiziosa campagna acquisti lanciata dopo che la catena è passata (nel 2013) sotto il controllo di TDR Capital, un gruppo londinese di private equity che punta a espandere il brand attraverso nuove aperture e acquisizioni e che, fino a oggi, ha già investito a questo scopo 148 milioni di dollari. Nel frattempo, Virgin Active sta al contrario cedendo parte dei propri club (altri 35 sono stati venduti a Nuffield Health) secondo una strategia di focalizzazione sulle aree metropolitane e su quelle frequentate dai pendolari che è già stata applicata con successo ai mercati esteri.

 

Club David lloyd Leisure

 

Un altro marchio famoso come Fitness First ha dato rassicuranti segni di ripresa dopo un quinquennio di difficoltà. La catena – i cui centri del Regno Unito sono stati tutti rilevati nel 2016 da DW Sports per 85 milioni di dollari – ha infatti registrato due anni consecutivi di crescita del fatturato e tre consecutivi di crescita dei profitti. Buone notizie anche per Anytime Fitness che, dopo avere inaugurato il centesimo club inglese lo scorso dicembre, oggi punta al raddoppio entro la fine del 2017.

Da segnalare un certo fermento anche in Italia, il cui mercato del fitness si rinnova con il debutto di nuovi operatori e nuovi format. Anytime Fitness, dopo aver aperto il suo primo club italiano (pilota) a Roma, ha dato il via alla sua espansione aprendo altre quattro strutture nella Capitale, alle quali ne seguiranno altre nel resto del Paese.

Prime Fitness, dopo aver rilevato tutti i 12 club italiani recanti l’insegna Health City, passando da 3 a 15 centri, ne ha recentemente ribrandizzati alcuni con il marchio Palestre Italiane, impiegato per collocarsi nel segmento low cost. Intanto McFIT, il colosso tedesco del mercato low cost, pochi mesi fa ha inaugurato il suo 26° club italiano a Piacenza, al quale seguiranno altre aperture, tra le quali figura la seconda a Bologna. E Virgin Active (nella foto sotto), che nel Belpaese conta 33 “villaggi del fitness” , lo scorso settembre ha lanciato Revolution by Virgin Active, la nuova boutique, del fitness, o studio che dir si voglia, sviluppata intorno a un innovativo concetto di allenamento che presentiamo in modo approfondito in altra parte della rivista.

 

Club Virgin Active

 

In generale, come sottolineato dall’edizione 2017 dello State of the UK Fitness Industry Report, i numeri registrati dal mercato UK nel 2016 sono stati ottimi: se i 9,7 milioni di iscritti rappresentano il più alto valore mai rilevato, il tasso di penetrazione ha superato il 14%. Secondo David Minton, che dirige The Leisure Database Company e ha pubblicato il report, una buona parte di questa crescita è ascrivibile a un uso più mirato e intelligente delle nuove soluzioni messe a disposizione dalla tecnologia. Nonostante le incognite legate alla Brexit, Minton è nel complesso fiducioso sul futuro del mercato. 

 

Ti è piaciuta questa notizia? È un piccolo estratto dell'articolo pubblicato nel numero 159 della rivista Il Nuovo Club.

 

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