Impianti e servizi sportivi nelle regioni italiane

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A cura della Redazione
Martedì, Aprile 9, 2024
Una recente indagine sull’offerta di impianti e servizi sportivi nelle regioni italiane, svolta da UISP e SVIMEZ in la collaborazione con Sport e Salute ha interpellato 1.029 gestori e proprietari italiani.

Una ricerca un po’ datata, condotta da UISP e SVIMEZ (Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno) e intitolata “Il costo sociale e sanitario della sedentarietà”, rivelava che nel periodo precedente la pandemia nel Mezzogiorno:

  • quasi la metà delle persone non praticava alcuna attività sportiva (il 30% nel Centro-Nord);
  • solo il 20% della popolazione praticava sport in modo continuativo (29,2% nel Centro-Nord);
  • le abitudini e gli stili di vita in relazione al fumo e al consumo di alcol erano abbastanza simili nelle due ripartizioni del Paese;
  • il 12,08% degli adulti è obeso (10% del Centro-Nord);
  • quasi un minore su 3 (31,35%) nella fascia d’età 6-17 anni è in sovrappeso contro uno su cinque nel Centro-Nord (21%);
  • la speranza di vita in buona salute dai 65 anni in su per gli adulti meridionali è di 3 anni inferiore rispetto a quella degli adulti centro-settentrionali.

La sedentarietà e l’attitudine alla pratica sportiva non risultavano dunque omogenee nelle diverse aree del Paese per fattori socio-culturali e strutturali legati ai servizi sportivi offerti del territorio.

Una recente indagine sull’offerta di impianti e servizi sportivi nelle regioni italiane, svolta sempre da UISP e SVIMEZ con la collaborazione di Sport e Salute su un campione composto da 1.029 gestori e proprietari di impianti sportivi italiani, hanno spostato l’attenzione sull’offerta di impianti e servizi sportivi interpellando gli operatori di settore. I proprietari che gestiscono direttamente impianti sono prevalentemente distribuiti nelle regioni del Centro Nord (68% del totale, contro il 32% rilevato nel Mezzogiorno) e complessivamente gli impianti sportivi censiti sono in prevalenza strutture di proprietà pubblica affidate in gestione ai privati (63,17% del campione). La quasi totalità degli impianti in gestione sono di proprietà del Comune in cui sono ubicati, meno del 2% degli impianti è di proprietà statale e regionale. Gli impianti privati sono invece di proprietà di Associazioni sportive (25,07%), di Società sportive (14,78%), Enti religiosi o morali (10,82%), Ente di promozione sportiva (appena lo 0,53%). I proprietari della restante metà degli impianti privati sono organizzazioni private non sportive con forme giuridiche diverse, tra le quali figurano Srl, SNC, società immobiliari e fondazioni. Quanto alla natura giuridica dei gestori non proprietari, prevalgono, numericamente, le Associazioni Sportive e le Associazioni Polisportive Dilettantistiche (85,31% del totale). La percentuale di società, sportive e non, delle cooperative e degli enti del terzo settore che gestiscono impianti senza possederli è inferiore al 5%. Complessivamente, emerge la predominanza, su tutto il territorio nazionale, di impianti sportivi pubblici di proprietà comunale gestiti da Associazioni Sportive e Polisportive dilettantistiche.

 

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Da questa interessante indagine emerge inoltre che 11,27% degli impianti sportivi sondati si trova in un edificio scolastico e che gli impianti sportivi scolastici sono quasi totalmente situati nelle regioni del Centro-Nord (80,2%), in particolare nel Nord-Est (31,9%) e solo il 19,8% nelle regioni del Mezzogiorno. Le modalità di affidamento e rinnovo delle concessioni, e in generale dei contratti di gestione, sono oggetto di acceso dibattito pubblico e interesse da parte del legislatore nel caso degli impianti di proprietà di enti locali per garantire da un lato le condizioni ottimali di erogazione e gestione di un servizio di pubblica utilità, dall’altro la trasparenza e l’accesso a tutti gli operatori. La tipologia di contratto di gestione più diffuso, a livello nazionale, è la concessione gratuita (32,5%), seguita dalla convenzione onerosa (26%), dalla concessione a fronte del pagamento di un canone di concessione (23,1%) e da altre forme contrattuali (18,5%). Stando a quanto dichiarato dai gestori interpellati, i contratti di gestione a titolo non gratuito prevedono un canone annuale che per il 41% degli impianti è inferiore ai 5.000 euro, mentre per il 29% è compreso tra 5.000 e 15.000 euro, per il 23% tra 15.000 e 50.000 euro e per il restante 7% superiore a 50.000 euro.

Per quanto concerne l’accessibilità degli impianti, il 78,23% dei 1.029 oggetto del sondaggio ha dichiarato che gli spazi adibiti all’attività sportiva sono accessibili agli utenti con disabilità. Sul territorio nazionale, dunque, almeno un impianto sportivo su 5 non è fruibile da persone con disabilità. Circa nel 21% degli impianti, sia al Centro-Nord sia nel Mezzogiorno, l’accessibilità non è garantita. Escludendo però le Isole, negli impianti delle regioni meridionali la percentuale di quelli non accessibili sale al 27,5%, al di sopra della media ripartizionale e nazionale. Nelle Isole, infatti, su questo piano la situazione è migliore: la percentuale degli impianti non accessibili è pari al 15,4% del totale.

 

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Per quanto riguarda le risorse umane, la quasi totalità (90,5%) del campione sondato non impiega più di 10 persone, tra personale a tempo determinato e indeterminato. Meno del 4% supera quota 10, restando sotto la soglia dei 40. Quanto al Bilancio consuntivo relativo al 2022, il 39,8% ha registrato un saldo negativo, il 34,2% un pareggio di bilancio e solo il 26% un saldo positivo. Al netto di costi e tasse, il 68,39% degli impianti ha registrato ricavi fino a 24.000 euro. Solo il 10% ha riportato ricavi superiori a 175.000 euro e questa percentuale scende al 5% negli impianti situati nelle regioni del Mezzogiorno.

Lo studio sembra confermare l’ipotesi che nel Paese, dopo la pandemia, il preesistente divario territoriale riguardante la pratica sportiva si sia ulteriormente allargato alla luce delle crisi sociali ed economiche legate al Covid-19 e alla spinta inflazionistica dell’ultimo anno. Inoltre mostra la crescente preoccupazione legata all’aumento dei costi e agli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria degli impianti sportivi che mettono a rischio la sopravvivenza delle associazioni sportive, a discapito soprattutto delle categorie più fragili come disabili, minori e anziani.

La relazione con gli enti locali, proprietari della maggioranza degli impianti sportivi, gioca un ruolo chiave: il rapporto tra gestori privati, prevalentemente ASD e SSD, ed enti comunali è il canale istituzionale più indicato per garantire ai cittadini un’offerta adeguata di servizi sportivi per quanto concerne condizioni economiche, durata del contratto di gestione, accessibilità mediante il trasporto pubblico locale e pianificazione di interventi di ammodernamento ed efficientamento.

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