L'analfabetismo motorio di bambini e adolescenti italiani

Bambini in bicicletta
Autore: 
Redazione
Giovedì, Aprile 19, 2018
Alcuni studi, e osservazioni empiriche, dicono che nel 2020 i bambini e gli adolescenti italiani raggiungeranno il grado zero delle capacità motorie. E la scuola non ha i mezzi per affrontare questo grave problema. Una sfida che il settore fitness potrebbe raccogliere.

Alcuni studi, e le osservazioni empiriche, dicono che nel 2020 i bambini e gli adolescenti italiani raggiungeranno il grado zero delle capacità motorie. Da uno studio condotto dall’Istituto regionale ricerca educativa del Lazio emerge che dal 2005 le qualità aerobiche, ovvero la resistenza, degli adolescenti italiani stanno diminuendo al tasso dell’1% all’anno . «Tanti quindicenni - spiega Mario Bellucci, uno degli autori dello studio - non sanno andare in bicicletta, non corrono e camminano pochissimo, compiendo ogni giorno pochi passi. Il livello di mineralizzazione delle loro ossa si abbassa e non a caso a scuola numerosi ragazzi sono perennemente infortunati. La loro muscolatura è così poco tonica da causare problemi di postura: dopo pochi minuti in piedi devono sedersi e sono sempre stanchi».

«In prima media - racconta Sergio Dugnani, docente di Scienze del Movimento all’Università di Milano - due ragazzi su tre non sanno eseguire una capovolta in avanti: si bloccano, si contorcono, si accasciano su un fianco. Un tempo la capovolta si apprendeva in maniera naturale giocando, tra i 6 e gli 8 anni, dopo aver imparato a rotolare e a strisciare. Doverla insegnare a ragazzi di 11-12 anni che pesano già 40 chili significa recuperare un ritardo».

Annalisa Zapelloni, decano dei docenti di educazione fisica romani, aggiunge: «La scomparsa del gioco di strada ha provocato danni incalcolabili. Chi non si è mai arrampicato su un albero o su un muro non ha forza nelle braccia e nelle gambe ed è privo del senso dell’equilibrio. Vedo ragazzini in difficoltà se chiedi loro di saltare a piedi pari una riga disegnata sul pavimento. Non sono disabili: semplicemente non l’hanno mai fatto».

 

Bambini in palestra

 

All'interno dell'Istituto Tecnico Gobetti - De Gasperi di Morciano, in provincia di Rimini, da più di un ventennio opera il Centro Capacità Motorie che sottopone migliaia di studenti a nove test. «Lo scopo - spiega Claudio Marchetti, ideatore del progetto - è creare un punto di riferimento per aiutarli a migliorare nel quinquennio». Purtroppo, però, i risultati osservati negli ultimi anni scolastici sono drammatici. 58 quindicenni su 100 hanno una forza delle braccia insufficiente o scarsa, e addirittura 78 sono nelle stesse condizioni per quanto concerne le gambe. 68 studenti su 100 non superano il test di resistenza, 50 quello di velocità e 47 quello relativo alla coordinazione motoria. «La valutazione - spiega Marchetti - si basa sulla media europea e i risultati peggiorano di anno in anno». «Nessuno - aggiunge Sergio Dugnani - si occupa più dello sviluppo delle capacità condizionali dei nostri ragazzi. Assecondati dalle famiglie, considerano lo sport solo una delle tante opzioni per il loro tempo libero, cambiando specialità di anno in anno senza padroneggiarne nessuna. Il gioco nel cortile, quello che permetteva lo sviluppo armonico involontario del corpo, è scomparso. Dal rincorrersi, saltare la corda, lanciarsi la palla ci si è ridotti all’immobilità dell’appartamento e del videogioco».

Gli scolari delle scuole elementari non giocano più e gli insegnanti di educazione fisica non possono aiutarli in quanto i promessi finanziamenti per la loro assunzione non sono mai stati stanziati. E non mancano nemmeno le polemiche sulla qualità degli odierni laureati in Scienze Motorie. «Nel vecchio Isef - prosegue Dugnani - si entrava per concorso in base alle capacità atletiche, e dopo tre anni di ginnastica artistica si era pronti per far fare capovolte e salti mortali a un bambino, innanzitutto perché si era in grado di eseguirli. Oggi a Scienze Motorie si accede con una batteria di quiz e la ginnastica artistica è diventata una materia facoltativa. I laureati di oggi potrebbero essere buoni ricercatori, non necessariamente buoni insegnanti. Tra pochi anni mancherà quella figura di docente "pratico" che all’estero viene prodotto dai veri licei sportivi».

Dal punto di vista sportivo e motorio, le condizioni dei giovanissimi italiani sono a dir poco deficitarie, per non dire drammatiche. Fitness club e centri sportivi possono raccogliere la sfida e giocare un ruolo importante anche su questo difficile terreno.

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