Attività fisica e ambliopia: cosa c’è da sapere

Ragazzo con monocolo
Autore: 
Redazione
Giovedì, Febbraio 6, 2020
Si può combattere l’occhio pigro anche da adulti grazie all’attività fisica. Un recente studio ha dimostrato che pedalare alla cyclette può portare a un recupero evidente.

L’ambliopia, o occhio pigro, è un disturbo molto diffuso causato da una forte differenza di attività tra un occhio e l’altro e comporta una evidente riduzione delle capacità visive. Questo forte sbilanciamento può essere causato da diverse altre patologie, quali la cataratta congenita o una forte asimmetria nel potere rifrattivo degli occhi. Per lungo tempo si è pensato questo disturbo fosse curabile solo nei bambini entro gli 8-9 anni, e che fosse incurabile negli adulti per via della scarsa plasticità cerebrale del cervello maturo.

Uno studio condotto dalla ex-ricercatrice dell’Università di Pisa, ora all’École Normale Supérieure di Parigi, Claudia Lunghi, con la collaborazione di Antonio Lepri dell’Azienda ospedaliera univesitaria pisana e coordinati da Alesandro Sale dell’Istituto di neuroscienze del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-In) e da Maria Concetta Morrone dell’Università di Pisa, ha dimostrato il contrario.

Pubblicata sulla rivista Annals of Clinical and Translational Neurology, la ricerca ha evidenziato che la plasticità cerebrale, cioè la capacità del cervello ad adattarsi a stimoli nuovi dovuti da un cambiamento ambientale, è influenzata, nei soggetti studiati, dalla quantità di attività fisica praticata. Più precisamente, gli studi effettuati sugli animali hanno dimostrato un netto aumento della plasticità cerebrale grazie alla pratica dell’attività fisica, e del gruppo di umani analizzati si può dire la stessa cosa. Inoltre, la ricerca ha messo in discussione l’efficacia dell’occludere l’occhio sano per incoraggiare all’uso dell’occhio pigro. In condizioni che favoriscano la plasticità omeostatica, infatti, sarebbe consigliabile occludere proprio l’occhio ambliope in modo da migliorarne la percezione visiva e l’attività fisica favorirebbe tale processo di recupero, anche negli individui adulti.

«Gli studi effettuati dal mio gruppo su soggetti umani hanno evidenziato una plasticità visiva che si mantiene anche negli individui adulti e che agisce su tempi brevi: la chiusura temporanea di uno dei due occhi porta al miglioramento della percezione visiva in quell’occhio», spiega Morrone. «Anche questo tipo di plasticità visiva, definita omeostatica, si potenzia in risposta all’attività fisica volontaria nelle persone sane».

I ricercatori hanno preso in esame dieci persone affette da ambliopia, hanno bendato loro l’occhio ambliope e le ha sottoposte a dieci minuti di pedalata alla cyclette alternati a dieci minuti di riposo, seduti a guardare un film, in una sessione della durata di tre ore. Per altre tre settimanela procedura è stata la stessa, per un solo giorno a settimana anziché tre. Il gruppo di controllo, invece, era costituito da individui bendati ma senza l’obbligo di pedalare in cyclette.

«Quanti svolgevano attività motoria hanno mostrato un marcato recupero dell’acuità visiva e della stereopsi – hanno osservato gli studiosi Sale e Morrone – effetto che si è mantenuto nel tempo ed è risultato presente anche dodici mesi dopo la fine del trattamento. I soggetti di controllo, invece, hanno evidenziato solo livelli di recupero trascurabili».

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