Il case history GROM al 15° ForumClub

Il case history GROM al 15° ForumClub big
La quindicesima edizione del ForumClub avrà un ospite d'onore: Guido Martinetti, fondatore, insieme al socio e amico Federico Grom, del marchio GROM , le gelaterie oggi note in tutto il mondo. Venerdì 21 febbraio terrà una general session altamente motivazionale e ricca di spunti di riflessione, in chiave bench marking, per gli operatori del settore fitness, sport e benessere

Guest Stardella quindicesima edizione del ForumClub, congresso ed expo internazionali che si terranno alla Fiera di Bologna dal 20 al 22 febbraio 2014, sarà Guido Martinetti che è tra i giovani imprenditori italiani più noti all’estero e, sicuramente, tra quelli considerati più talentuosi. In dieci anni, insieme al socio e amico Federico Grom, con un budget di 32.500 euro, da una gelateria di 25 metri quadrati in Piazza Paleocapa a Torino, hanno dato vita al marchio GROM, oggi noto in tutto il mondo.

Al ForumClub, Martinetti terrà una sessione motivazionale e d’impatto sul perseguimento dei propri sogni, fornendo spunti di riflessione ed elementi motivazionali per chiunque, in questi anni difficili, operi nel mondo imprenditoriale italiano. Al nostro settore, impegnato nella costante ricerca di sistemi e soluzioni nuovi per migliorare lo stile di vita di tanti italiani e attirare il largo numero di sedentari, racconterà il caso di chi ha innovato e rivoluzionato il proprio mercato di riferimento semplicemente tornando all’origine: l’utilizzo di ingredienti naturali di prima qualità.
Abbiamo intervistato Guido Martinetti per presentare GROM e fornire alcune anticipazioni della general session che terrà al ForumClub Venerdì 21 febbraio.

Qual è la storia di GROM: quando inizia il vostro “viaggio” e come?
Tutto ha avuto inizio con un articolo apparso su La Stampa dieci anni fa: Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, avvertiva: “Il gelato è un alimento, ma attenti ai falsi gusti. C’è un exploit di presunti “artigiani” che in realtà lavorano su base industriale, aggiungendo aromi artificiali: la chimica soppianta la frutta”. Rimasi molto colpito da quelle parole e mi venne in mente l’idea di fare il gelato come una volta: senza bustine, emulsionanti, coloranti o aromi artificiali, e utilizzando solo materie prime di ottima qualità. Ne parlai subito con Federico che rimase inizialmente perplesso, ma poi iniziò a rifletterci e intuì subito il potenziale dell’idea e si mise a lavorare a un business plan.

Quando abbiamo iniziato non sapevamo come sarebbe andata, quindi per un po’ abbiamo tenuto i nostri vecchi lavori: io facevo l’enologo, mentre Federico era il giovane manager finanziario di una multinazionale. Andavamo in ufficio di giorno e mantecavamo il gelato la notte: è stato uno dei periodi più faticosi – ma al tempo stesso entusiasmanti – della nostra vita. Se non fossimo stati mossi da una vera passione non saremmo riusciti a reggere quei ritmi. Per quanto riguarda le risorse economiche, Federico aveva calcolato che servivano 130 mila euro, per partire con un piccolo negozio. Per la metà della cifra potevamo chiedere un prestito alla banca, mancavano quindi 32.500 euro a testa.
Federico aveva da parte i soldi risparmiati lavorando durante l’università, io invece ho dovuto chiedere un mutuo per 1/3 dello stipendio.
Dopo aver posto quella prima pietra, partimmo a vele spiegate: a maggio del 2003 inaugurammo la prima gelateria Grom, un negozio di 25 metri quadrati in Piazza Paleocapa a Torino.

Approccio etico, risparmio e coraggio. Quali sono gli ingredienti del vostro successo?
Passione, determinazione, rispetto: gli ingredienti del nostro successo sono universali e trasversali a tutti i settori. Quando abbiamo iniziato l’avventura, non eravamo insoddisfatti delle nostre vite. Il vino, ad esempio, è sempre stato – insieme alla gestione dell’agricoltura – la mia passione (passione che mi ha influenzato molto nel fare il gelato). Quello che avevamo trovato con Grom è però una cosa diversa: era un sogno. E lo è ancora.

Possiamo definirci degli imprenditori che hanno avuto la fortuna – e la determinazione – di fare della propria passione il proprio lavoro. Penso anche che una grande azienda, o industria, sia tale non solo per quello che produce o per i volumi che sostiene, ma – e l’ho scritto nella “filosofia” del progetto ecologico “Grom Loves World” – per l’atteggiamento che assume nella società civile.

Per quanto riguarda gli aspetti economici, per tagliare qualche costo abbiamo scelto di non fare pubblicità e di riservare quel tipo di investimenti alla nostra azienda agricola biologica, Mura Mura, e alla qualità delle materie prime. Il nostro obiettivo era e rimarrà sempre provare a fare il miglior gelato del mondo, forse non lo raggiungeremo mai, ma ci stimola ogni giorno a fare di più.
Questo sogno, naturalmente, si sposa con quello di fare dei nostri negozi una “piccola ambasciata” del gelato all’estero: il gelato è un’eccellenza italiana assoluta e “portarlo nel mondo” una grandissima opportunità.

Che ruolo gioca la comunicazione nella percezione del vostro prodotto?
Raccontando, ad esempio, com’è prodotto un cioccolato possiamo dare delle informazioni importanti, ma, soprattutto, emozionare, coinvolgere con la narrazione della passione e della storia che c’è dietro ogni ingrediente.

Da giovane imprenditore italiano, quali difficoltà ha incontrato nell’avviamento dell’attività e quale rapporto ha con la “vecchia guardia” dell’imprenditoria?
Le difficoltà sono moltissime e sotto tanti punti di vista. Dalla scarsa fiducia che si riceve quando si è giovani, al convincere gli altri della bontà della propria idea, senza dimenticare gli infiniti ostacoli burocratici. Ma con passione e impegno si può superare tutto.
In qualsiasi ambito, quando si è giovani e si lavora per realizzare un sogno può essere frustrante scontrarsi con le convenzioni, la mancanza di entusiasmo e la disillusione. Ma allo stesso tempo persone più anziane di noi ci hanno insegnato tantissimo, in alcuni casi sono custodi di eccellenze e saperi davvero rari. Il segreto sta nel trovare l’equilibrio giusto tra tradizione e innovazione.
A Mura Mura, ad esempio, adottiamo pratiche ispirate all’agricoltura dei nostri nonni…

Di che cosa parlerà in occasione del ForumClub di Bologna?
Parlerò del perché non bisogna farsi scoraggiare dai “demolitori di sogni”, che siano le circostanze storiche difficili, gli scettici o i cinici che s’incontrano sulla propria strada. Dirò a manager, imprenditori e operatori del settore, soprattutto a chi pensa di affacciarsi sul mercato o lo ha fatto da poco, di non aver paura di inseguire i propri sogni, perché quando lo si fa tutto ciò che serve per diventare bravi – dall’entusiasmo, allo studio al duro lavoro – viene da sé.

Ultima domanda: ha un nuovo sogno nel cassetto?
Fare i biscotti più buoni del mondo. E ci stiamo provando nella nostra bakery, dove misceliamo antiche varietà di mais ai migliori ingredienti che abbiamo trovato in giro per il mondo in questi dieci anni. Senza aggiungere additivi. E avere una famiglia felice. Perché la sfera privata anima quella professionale, e viceversa.

 

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